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MONTELEONE SABINO (Rieti)

 

SANTA VITTORIA

 

(Testo e foto di Maria Cristina Giammetta)

 

Un tappeto d’erba verdissimo, con due leoni di pietra a fare da sempiterni custodi, è la perfetta introduzione ad un luogo dall’atmosfera magica e incantata: in fondo al prato - su cui sono sparsi blocchi squadrati e porzioni di colonne - appare in tutta la sua particolarissima struttura la facciata di marmo bianco della chiesetta romanica dedicata a Vittoria, nobile romana martirizzata  nel 253 sotto l’imperatore Decio.

Un primo edificio sacro sorto presso la tomba della Santa sembra risalire all’VIII secolo mentre la chiesa che vediamo oggi  fu edificata nell’XI secolo e dedicata nel 1171 dal Vescovo Dodone. Alla fine del XII secolo la chiesa doveva far parte di un complesso conventuale di cui non si conoscono però le dimensioni.

Il suo bellissimo portale sormontato da un rosone è decorato da motivi zoomorfi e coronato di girali e racemi; quattro edicole vuote lo attorniano per simmetria ma a ben vedere questo armonico equilibrio è  per così dire punteggiato di corpi anomali: qua e là sono incastonati nella quadrettatura della pietra elementi architettonici di più antica provenienza. Da monumenti romani infatti derivano tutti quegli ornati che rendono così unica questa costruzione. Anche sul fianco un fregio dorico con iscrizione e testa virile e dischi nelle metope contribuisce all’originalità dell’insieme.

Il campanile del X secolo fu sopraelevato nei primi anni del 1200: l’antica campana che si conserva nella sua torre porta infatti la data del 1223.

 

 

(Chiesa di S. Vittoria - XI sec.)

 

Entrando nell’atrio, le cui pareti sono coperte di affreschi trecenteschi, occorre scendere di cinque gradini per trovarsi nella chiesa vera e propria, a tre navate.

Le arcate sono sostenute a sinistra da pilastri realizzati con antichi conci squadrati mentre a destra rocchi di colonne delineano arcate più basse e strette.

Questa navata s’interrompe a metà per formare una stanza che occupa anche il presbiterio e attraverso una porticina - sormontata da un’epigrafe del 1156  commemorante la consacrazione di un altare - scendendo alcuni scalini, si entra in un ambiente formato da murature di differenti epoche. Qui compare sulla destra, entrando, un sarcofago strigilato con arcosolio affrescato nel cinquecento la cui iscrizione latina sottostante, datata 1480, ci rammenta che quello fu proprio il sarcofago di S. Vittoria: “Hic olim jacuerunt ossa S. Victoriae V. et M. Adorabimus in loco ubi steterunt”.

Si pensa che da questo sacello - scendendo altri gradini - si dipartissero ambulacri per la piccola catacomba paleocristiana, oggi inagibile, alla quale è pure collegata, mediante cunicoli, una cisterna situata poco sopra la chiesa.

Proprio nel centro della chiesetta vi è la cisterna che raccoglie le acque che la tradizione dice siano sgorgate al momento del martirio della Santa.

Nella tribuna è interessante l’affresco quattrocentesco che raffigura S. Vittoria.

 

 

(S. Vittoria - Affresco XV sec.)

 

Anche il Ciborio e la statua di legno dipinto di S. Michele Arcangelo, di autore tedesco della fine del quattrocento, sono da ammirare.

Il culto di S. Vittoria ha in realtà perpetuato nel tempo quella che secondo testimonianze epigrafiche doveva essere la vocazione cultuale in direzione taumaturgica della città sabino-romana di Trebula Mutuesca.

Questa località doveva godere  di una posizione straordinaria trovandosi al bivio tra la Salaria e la Caecilia.

L’attuale denominazione di Monteleone sembra proprio derivi dai numerosi leoni litici sparsi nel territorio circostante.

Oltre ai leoni che fanno la guardia alla chiesetta di S. Vittoria è infatti possibile vederne altri due nella piazza XXIV Aprile - posizionati su colonne antiche - e un’altra coppia posta dinanzi all’ingresso dell’Ospizio di S. Spirito che ha un interessante portale in pietra del XV secolo.

Prima della piazza, tra le panchine del giardino che si apre su un belvedere della sottostante vallata, si può notare un reperto romano di curiosa fattura: un lungo cilindro embricato – forse il pulvino di un sarcofago – che nella parte terminale presenta un volto enigmatico, probabilmente di Gorgone.

 

 

(Giardino belvedere - volto di Gorgone)

 

Il centro abitato di Monteleone - che conserva le strutture medievali  risalenti all’XI secolo - presenta una sistemazione urbanistica a “spina di pesce” con la strada principale a rettilineo e le vie laterali in perpendicolo.

Il borgo medievale può essere attraversato per intero, fino al termine del paese, seguendo la via principale; le facciate delle case che si susseguono lungo il percorso sono una ulteriore testimonianza archeologica del luogo poiché molte fra esse sono arricchite di frammenti di fregi, capitelli e lacerti di epigrafi di epoca romana.

Anche la parrocchiale Chiesa di S. Giovanni Evangelista mostra un portale quattrocentesco con pilastrini di età romana con girali e tirsi e sul fianco e sul campanile elementi di fregio dorico.

L’antica Trebula, fu dapprima vicus ed ebbe poi in età augustea il rango di Municipium; fu patria del console Lucio Mummio che nella metà del II secolo a.C. donò alla sua città alcune statue riportate dalla Macedonia dopo la vittoria di Corinto sulla Lega Achea. Nel locale Museo Archeologico sono conservati importanti reperti, tra cui oggetti di una stipe votiva della prima metà del III secolo a. C. e molte iscrizioni illuminanti sulla storia dell’antica città.

Trebula visse il maggior splendore nel periodo tra Adriano e Antonino Pio; si sviluppò su tre alture (Colle Foro, Diana, Castellano) separate da una valletta (Pantano), ricevendo una sistemazione urbanistica e monumentale. Sorsero infatti in questo periodo le terme (in località Castellano) e l’anfiteatro (in località Pantano), di cui appaiono alcune strutture insieme a resti di un tempio, di cisterne e sostruzioni.

Tutto ciò fa parte di un suggestivo parco archeologico che ha il suo inizio da un antico convento francescano, ormai in triste decadenza, con la chiesa - che ha al suo fianco il consueto leone - il chiostro e il pozzo.

Questo straordinario patrimonio, ancora in parte da scoprire, è immerso in un ambiente naturale ricco di vegetazione incontaminata, costituita soprattutto di olivi secolari distribuiti armonicamente su prati e declivi a formare il paesaggio unico e ormai famoso dell’antica Sabina.

 

Come arrivare: da Rieti 27 km

Collina: 491 mt s.l.m.

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