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CUBISMO e FAUVISME
Nel 1905 fecero la loro comparsa i fauves (belve, selvaggi) e nel 1907 i “cubi”: furono così definite dal critico d’arte L. Vauxcelles le prime apparizioni di due fra le più importanti manifestazioni artistiche contemporanee, il fauvisme e il cubismo. Queste ironiche definizioni erano a metà tra lo scandalo e la sorpresa, isolavano e individuavano gli elementi di novità e rottura dei due movimenti. I pittori fauves (Matisse, Braque, Rouault, Dufy, Derain) ribaltarono l’esperienza degli impressionisti: se questi ricavavano impressioni dalla realtà che poi rendevano pittoricamente, questi esprimevano la realtà stessa sulla tela, una realtà più interiore, fatta di emozioni. Quindi il quadro del fauve è il risultato del materializzarsi della realtà emozionale, attraverso il colore che è sempre acceso e selvaggio. L’emozione cardine del fauvisme è la gioia di vivere (Joie de vivre è il titolo di uno dei più bei dipinti di Matisse) ma una gioia di vivere oggetto e strumento di ricerca artistica finisce con l’essere una finzione specie nel rapporto quotidiano del ventesimo secolo in rapida e continua evoluzione. Così il movimento fauve vive un’intensa ma breve stagione (1905-1907) per poi finire sia a causa delle sue contraddizioni, sia dal cedere sotto l’incalzante arrivo del nuovo movimento cubista.
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