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Qual è
l'origine delle parole? Come nascono i nomi di alcuni oggetti o di alcuni modi
di fare? Cosa significa questo o quello e perché? Oppure, perché si dice così?
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A iòsa |
Locuzione di origine
incerta. "Di guai ne abbiamo a iosa". |
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A la
dérobée |
Locuzione francese usata
anche in italiano, dal verbo dérober "trafugare, nascondere". |
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A ufo |
L'origine di questo modo di
dire è sconosciuta ma tra le varie congetture-storielle vi è questa: Il
materiale per la fabbrica di San Pietro in Roma era esente da gabella e
portava il marchio latino ad urbis fabricam (per la "fabbrica"
dell'Urbe) oppure ad usum fabricae (ad uso della "fabbrica")
rappresentato dalle tre iniziali a u f, le quali, con l'aggiunta di
una o presero l'aspetto della locuzione italiana a ufo (cioè a
scrocco, senza spese, senza compenso). |
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Accappatoio |
La parola proviene da
"cappa" e sta ad indicare quel tipo di indumento, generalmente di
spugna, usato per il bagno o, molto spesso, come veste da camera. |
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Accessorio |
Deriva da "accedere". L'accessorio
trasforma e dà la vera particolarità ad un capo d'abbigliamento. In poche
parole, tutto ciò che completa, abbellisce e adorna un abito è
l'accessorio. Una borsa di pelle e la cintura o i bottoni gioiello, fino a
un particolare paio di calze o una sciarpa, eccetera. |
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Acconciatura |
La parola si riferisce al modo di
pettinare e ornare i capelli, ma anche a tutto ciò che riguarda il trucco e
l'ultimo "tocco" da maestri. |
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Addio, mia
bella, addio |
Con questo verso inizia il
famoso "Inno del volontario". Fu composto dal fiorentino Carlo Alberto Bosi
la sera del 20 marzo 1848, in un caffè di Firenze, in occasione della
partenza per la guerra d'indipendenza del primo battaglione di volontari
fiorentini. Il testo originale così diceva: Io vengo a dirti addio,
L'armata se ne va; Se non andassi anch'io, Sarebbe una viltà. |
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Addome |
Questa parola viene dal
latino "abdòmen" che voleva dire la stessa cosa della parola italiana; ma "adbòmen"
a sua volta deriva dal verbo, pure latino, "abdere" che voleva dire
"nascondere". E allora "addome" significa, secondo la sua etimologia, quella
parte del corpo che serve a nascondere e, dunque, a proteggere gli
intestini. |
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Alto
tedesco |
Nel linguaggio della
glottologia e della letteratura, l'aggettivo alto, premesso al nome
di una lingua, designa la lingua colta o letteraria in opposizione ai
dialetti, oppure l'aspetto di essa nelle regioni distanti dal mare. L'alto
tedesco (Hocdeutsch), come lingua "nobile", comincia nella
letteratura alla metà del secolo XIV, e, nel periodo moderno, dal secolo
XVII (nuovo alto tedesco). Il basso tedesco (Niederdeutsch) è
la lingua letteraria tedesca posteriore al suo più splendido periodo, oppure
l'aspetto di essa nelle regioni prossime al mare. |
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Arma a
doppio taglio |
Cioè argomento che può
colpire l'avversario ma anche chi lo usa. |
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Armadio |
La parola nasce da armadium
e nell'antichità era il luogo dove si conservavano le armi. Questo
mobile, dove oggi riponiamo abiti e biancheria, era dunque il ripostiglio
per archi e frecce. In origine l'armadio non era altro che una cavità nel
muro e rozzamente divisa in scaffali da assi di legno. Solo più tardi
divenne un vero e proprio mobile. Presso i Romani negli armadi si
conservavano i ritratti di antenati scolpiti nella cera. Nel Medioevo gli
armadi servivano soprattutto per custodire i libri (il vestiario e la
biancheria si conservava in grossi cassettoni). Il XVIII secolo arricchì
di fregi i mastodontici armadi e più tardi ancora si applicarono
gli specchi sulle ante. L'armadio poi divenne più basso, senza fregi e
celava lo specchio all'interno... mentre oggi abbiamo sostituito l'armadio
con le cabine armadio. |
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Autoblindo |
Questa forma, di cui si fa
per di più un curioso plurale uguale al singolare (le autoblindo), è
da considerare una licenza morfologica. La forma accettabile è autoblinda
(plurale: autoblinde), che vuole essere, nel linguaggio militare,
abbreviazione di autoblindata (autoveicolo corazzato e armato). |
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Azzurro |
Con questa parola
generalmente si indica il colore del cielo, ma il nome ha la sua origine:
proviene dal persiano e nell'antica lingua persiana "lazvard" voleva
dire "zaffiro". Lo zaffiro ha precisamente il colore del cielo: azzurro. |
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Baionetta |
Sembra che durante l'assedio
sostenuto dalla città di Bayonne (Francia) nel 1323, da parte delle
forze inglesi e aragonesi, quando tutti gli uomini vennero a mancare
furono le donne della città a difendere le mura, adattando a lunghi
fusti i loro coltelli. Nacque così la prima idea di quella che doveva
essere chiamata la baionetta. Furono i baschi però che usarono per
primi questo tipo di arma quando rimasti senza munizioni durante un
combattimento contro gli spagnoli, li respinsero servendosi di coltelli
innestati alle canne dei fucili. |
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Battiporta |
Oltre la loro funzione pratica
nell'aprire e chiudere un portone, ci avverte della presenza di qualcuno
alla porta. Anticamente veniva attribuito a questo oggetto un potere
magico, ovvero di allontanare le cattive influenze sulla casa stessa
e i suoi occupanti. Ecco forse perché si costruivano con le forme più
strane: mani aperte o chiuse a pugno, leoni, sfingi, zampa di animale,
eccetera. In varie zone d'Italia assume una denominazione diversa:
battaglio, battocchio, picchiotto... |
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Bandito, brigante |
Bandito ha origine dalla forma
tedesca bann che vuol dire editto, proclamazione, e si riallaccia
al danese bande, condanna, anatema. Vuol dire uomo che vive alla
macchia, in esilio e in rivolta contro le leggi. Per "brigante"
il significato è più grave, vuol dire "uomo armato" e briganti
furono detti per la prima volta i soldati che nel Settecento portavano una
speciale armatura detta "brigantina". Briganti furono poi
chiamati coloro, che organizzati in bande, incendiavano dopo averli
saccheggiati, i castelli feudali delle province durante la Rivoluzione
francese. Per reprimere le loro violenze, nacque verso la fine del
Settecento, la prima Guardia nazionale. |
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Basilica |
In greco, basilica (da basileus,
re) significò casa reale e anticamente la parola indicava l'edificio in cui
si radunavano i magistrati. Dall'epoca cristiana molti di questi edifici
furono convertiti in templi e ogni nuova chiesa costruita secondo le stesse
linee architettoniche, ebbe quel nome. Il Palladio diede il nome di
basiliche ad alcune sue costruzioni civili destinate a simili scopi. Il
maggior divario tra le vecchie basiliche e quelle palladiane era costituito
dal fatto che le prime avevano i porticati all'interno, le seconde invece o
non li avevano affatto o li avevano all'esterno. |
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Bovarismo |
Atteggiamento di
velleitaria e ambiziosa evasione dal grigio conformismo della vita
quotidiana, attribuito alla donna borghese di provincia. Dal nome della
protagonista di un celebre romanzo di Gustave Flaubert, madame Bovary. |
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Campana |
La campana è nata da Campania
perché la prima e più grande fabbrica italiana si trovava a Nola,
una città di questa regione. In latino infatti la campana era detta "nola"
o "aes campanum". Questo strumento era conosciuto e usato in Cina
2600 anni prima di Cristo. Antichissima anche l'usanza di legare le
campanelle al collo delle bestie domestiche come gli asini e i cavalli. |
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Candidato |
Al tempo di Roma antica
colui che aspirava a una carica pubblica compariva in pubblico indossando
una toga candida: per questo, lo chiamavano, qualche volta non senza
ironia, candidatus. |
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Cardellino |
Piccolo uccello dal canto
bellissimo. I Latini chiamavano carduelis il "cardellino" perché lo
sapevano assai ghiotto dei semi del "cardus", cioè del cardo. |
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Càrpe diem |
Locuzione latina "afferra
il giorno d'oggi", tratta da un verso di Orazio che consiglia di godere
l'ora presente senza preoccuparti di quella futura. Si usa anche come
sostantivo: "Seguo il principio del carpe diem". |
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Cash and
carry |
Locuzione inglese "paga e
porta via" oggi diffusa nel commercio, ma che nel 1937 riassunse il
principio con cui gli Stati Uniti modificarono il loro regime di neutralità
relativamente alle forniture internazionali. |
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Castrense |
La parola proviene dal
latino castrensis, e questo da castrum (accampamento). Si dice
castrense di ciò che riguarda il campo militare. Vescovo castrense
è il vescovo che soprintende al movimento religioso delle Milizie, sia in
pace che in guerra, ed è capo della gerarchia ecclesiastica militare. |
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Cherubino -
Serafino |
Il nome deriva dell'ebraico cherubim
che vuol dire "pienezza di scienza". Con questo nome si
indicano gli angeli più vicini a Dio. Il nome serafino deriva anch'esso
dall'ebraico, e precisamente da serafin, che significa
"serpenti di fuoco" e cioè che bruciano d'amore per Dio. Così,
dando a San Francesco l'appellativo di "Serafico", si volle
caratterizzare l'ardore della sua passione per il Creatore dell'universo. |
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Chiromanzia |
Il nome deriva dal greco cheir,
mano, e manteia, divinazione. E' la scienza di chi indovina leggendo
le linee della mano. Le origini della chiromanzia sono molto remote e prima
di altri popoli fu pratica dagli indiani. Fu coltivata da grandi filosofi
come Aristotile e Platone e l'imperatore Augusto fu stimato chiromante. |
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Come
l'asino fra i suoni |
E' un modo proverbiale che
significa comportarsi in modo ottuso e inetto di fronte a cose raffinate,
che restano estranee e incomprensibili. |
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Coprifuoco |
La parola "coprifuoco" ha
una storia leggendaria. Nel Medioevo, al calar del giorno, la campana del
borgo suonava il coprifuoco per avvertire i cittadini che dovevano coprire
il fuoco con la cenere per evitare gli incendi. Nella costruzione delle case
all'epoca abbondava l'uso del legno ed era molto facile che il fuoco si
propagasse pericolosamente con una scintilla. Poi la parola assunse un
significato diverso: nei paesi che erano sotto la minaccia di guerre o
rivoluzioni interne, il coprifuoco indicava che i cittadini, dopo una certa
ora, dovevano ritirarsi nelle loro case per evitare disordini e turbolenze. |
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Corpus |
Parola latina da cui
discende il nostro corpo, oggi usata nel senso speciale di "raccolta
sistematica". |
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Denigrare |
Denigrare una persona vuol
dire infamarla, screditarla, vituperarla. E' una parola, o un verbo, nel
quale entra del "nero". Infatti deriva dal verbo latino (denigrare)
che voleva dire "annerire", "render nero". Se ci pensiamo, denigrare una
persona è come insudiciarle la faccia di nero, col carbone, almeno in senso
figurato. |
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Era |
Vuol dire "epoca", "periodo
storico". Questa parola deriva dal sostantivo latino, plurale, "aera" che
significava quei gettoni di bronzo, quelle monete che servivano a indicare
un determinato numero. In origine la abusata espressione "era nuova" voleva
dire, semplicemente "una nuova partita contabile nel libro dei conti". |
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Fabbriceria |
Propriamente, l'ente che
amministra una chiesa e cura la manutenzione dell'edificio, un tempo detto
fabbrica. "La fabbriceria del Duomo", o anche l'Opera del Duomo. |
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Faina |
E' il rapace terrore dei
pollai ma il suo nome deriva dal nome di un albero. Deriva dal latino "fagina"
che indicava precisamente la nostra faina, ma la parola latina, a sua volta,
deriva da "fagus", che vuol dire "faggio" perchè, almeno a quei tempi, la
faina amava abitare tra i faggi. |
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Folklore |
Voce inglese assai diffusa,
composta nel 1846, dal demòlogo G. Thoms. Significa letteralmente "scienza (lore)
del popolo (folk), cioè "scienza o studio della cultura e delle
costumanze di un popolo" (demologia), o anche, e più
comunemente, "complesso delle usanze, delle tradizioni, delle leggende, dei
canti, dei giochi, dei proverbi, ecc., come patrimonio caratteristico di un
popolo". usa. |
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Gazzetta |
La parola è di origine tutta
italiana e nacque a Venezia all'inizio del XVII secolo quando furono messi
in vendita i primi giornali. Il nome era dato dal costo di questi giornali,
la "gazzetta" era una piccola moneta veneziana d'argento,
corrispondente a due soldi di altre regioni. |
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Genia |
"Sono una genia di
traditori." La parola, che propriamente significa stirpe, progenie, è stata
quasi sempre usata in senso spregiativo. |
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Giano
bifronte |
"E' un Giano bifronte."
Locuzione formatasi sul dio latino Giano, raffigurato con doppia faccia. |
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Gondola |
Il nome deriva dal greco Kondi (conchiglia).
La prima gondola pare che esistesse già al tempo dell'elezione del primo
Doge nel 697. Un tempo era a colori vivaci, con ricche stoffe e due rostri,
uno a prua e l'altro a poppa. Nel 1562, in seguito a un'ordinanza del
Senato, fu tinta di nero e prese la forma attuale, con un solo ferro a prua,
il cui peso bilancia quello del gondoliere a poppa. |
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Guerrafondaio o pacifondaio |
La prima di queste voci fu
coniata quasi certamente da L. A. Vassallo (Gandolin) al tempo delle nostre
prime guerre africane, e riebbe popolarità durante la cosiddetta "guerra
mondiale". Su guerrafondaio (da guerra a fondo) fu ricalcato
pacifondaio (da pace a fondo). |
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I casi sono
due |
Nel 1917, sul nostro fronte
di guerra, circolò in gran numero di esemplari una curiosa sequenza di
"condizioni", ciascuna delle quali si biforcava in un dilemma (... se lo
trovi, i casi sono due: o lui impicca te, o tu impicchi lui...). Non se ne
conosce l'autore. Fu resa popolare da Petrolini. E' rimasta nell'uso per
porre facetamente le due corna di un dilemma: o... o... (in latino:
aut... aut...; ne abbiamo già parlato). |
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Idiomatico |
Da idiòma
"linguaggio"; nel più ristretto senso di dialetto, gergo: "E' una locuzione
idiomatica", cioè tipica di una certa parlata e di un certo ambiente. |
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Idra |
"L'idra della guerra." Dal
nome di un serpente mitologico, l'idra di Lerna, le cui molte teste, appena
tagliate, rinascevano. |
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In bocca
al lupo |
Di questa frase si
servivano inizialmente i soli cacciatori per augurare buona caccia ai loro
colleghi, non essendo ritenuto propizio l'augurio di "buona fortuna".
L'origine è attribuita al premio che i vari governi conferivano a chi
uccidesse un lupo. Così l'augurio d'incontrare uno di questi animali,
sparargli magari nella bocca aperta, ammazzarlo e riscuotere il premio, era
il miglior augurio che si potesse fare a un cacciatore. |
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In saecula
saeculorum |
Nei secoli dei secoli. Così
finivano molte prose liturgiche della Chiesa in latino. La frase usata nel
discorso comune per notare la lunga durata di una cosa. |
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Jamais |
Questo avverbio francese (=
giammai), adoperato in politica a riguardo dell'Italia, è vecchio almeno
quanto il nostro Risorgimento. Fu pronunciato con grande energia (ma invano
anche quella volta) il 5 dicembre 1862, in una seduta della Camera francese,
dal ministro Eugenio Rouher, a proposito della così detta "occupazione di
Roma" da parte dell'Italia. Il giorno seguente, lo stesso imperatore dei
francesi, congratulandosi con Rouher, gli fece amabilmente osservare che "en
politique il ne faut point dir jamais". |
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Le dolenti
note |
Parole contenute in una
terzina dantesca ("Ora incomincian le dolenti note a farmisi sentire...").
Sono le grida dolorose che insieme con molto pianto giungono fino al Poeta
nel secondo cerchio dell'Inferno che accoglie i lussuriosi. Oggi
l'espressione è usata scherzosamente, tanto che alcuni, per "dolenti note",
giocando sul doppio senso, arrivano ad intendere "le note (cioè le fatture)
da pagare". |
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Lettera
morta |
"Questa legge è lettera
morta", cioè esiste sulla carta ma non viene applicata. Per estensione: "Le
sue promesse sono restate lettera morta". |
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Libro |
Viene dal latino liber,
che voleva dire "libro" ma in origine era il nome che si dava alla scorza
interna dell'albero, quella scorza che serviva per formare le tavolette su
cui si scriveva. |
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Magari |
Questa parola deriva
dall'espressione greca "makàrie" che significava "beato". E allora se si
dice "magari fossi ricco", in realtà si vorrebbe dire "sarei beato se fossi
ricco". |
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Mandarino |
Questa parola ha due
significati. Vuol dire, infatti, "alto funzionario cinese" e vuol dire anche
quell'agrume piccolo, dolce e profumato che tutti conosciamo. Nel suo primo
significato la parola deriva dal sanscrito "mantrin" che voleva dire
"consigliere"; nel suo secondo significato deriva da "mandàra" che è il nome
col quale il gradito frutto viene chiamato nelle isole della Riunione dalle
quali è originario. |
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Meraviglia |
Il vocabolo deriva dal
latino mirabilia, un neutro plurale che significa esattamente "cose
ammirevoli". Da questo plurale è nata la parola italiana. |
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Monòlogo e
soliloquio |
Monologo (da voce greca) è
la parlata che un attore fa a solo sulla scena, e si oppone a dialogo.
Soliloquio (da voce latina) è il discorso di chi parla solo da sé, e si
oppone a colloquio. Amleto, nel dramma, fa un monologo; nella vita, avrebbe
fatto un soliloquio. |
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Moschetto |
Il moschetto (fucile corto) era in
origine un'arma da tiro usata con la balestra. Più tardi fu una specie di
archibugio ma molto più grosso e pesante, difficile da manovrare e lo si
affidava soltanto ai soldati "moschettieri" notoriamente
più forti e robusti di altri. |
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Museo |
Fu il nome dato all'edificio eretto da
Tolomeo Filadelfio nella cinta della sua reggia ad Alessandria d'Egitto.
Trattandosi di un gruppo di discepoli delle Muse e anche per porlo sotto
il loro patronato, il luogo fu chiamato appunto Museo, ovvero tempio delle
Muse. In seguito il significato di questa parola si estese e si disse di
ogni luogo destinato alle arti e alle scienze e più specificamente per
conservarvi oggetti ad esse inerenti: da qui, Museo di storia naturale, di
antichità, di sculture, eccetera. |
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Non capire
un'acca |
In questa "acca" è da
vedere, quasi certamente, la parola "accidente" (non capire un accidente)
troncata a metà e modificata quindi nella vocale finale per facile
assimilazione al nome della lettera h. Non sono poche infatti le
nostre locuzioni, specialmente idiomatiche, nelle quali, a una parola
sconveniente o ritenuta tale, è sostituita un'altra parola che cominci come
quella e perciò si lasci intendere facilmente. Acciderba, accidempoli,
accipicchia, sono tutte forme eufemiche di accidente che, fra
l'altro, fu considerata anche di malo augurio. |
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Off |
"Teatro off." Parola
inglese che indica distanza, separazione dalla norma. |
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Omnia mea
mecum porto |
Tutto quanto è mio, porto
con me. Fu la risposta che il filosofo Biante, uno dei sette savi della
Grecia, diede ai suoi concittadini di Priene, i quali, incalzati
dall'esercito di Ciro, e in procinto di abbandonare la città recando con sè
le loro ricchezze, osservavano con stupore che il filosofo non faceva alcun
preparativo di partenza. Egli voleva far loro comprendere che la vera
ricchezza sta tutta nella saggezza. E l'uomo saggio non ha fagotti da
portare. Il motto è stato applicato anche alla chiocciola e alla tartaruga,
che portano con sè la casa e la roba. |
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Ore
piccole |
Questo modo di indicare le
ore che seguono immediatamente la mezzanotte, deriva dalle "ore piccole"
della liturgia cattolica, che sono: terza, sesta e nona. Tutte le ore così
dette "canoniche" sono otto: mattutino, laudi, prima, terza, sesta, nona,
vespro, compieta; ma le prime tre furono introdotte quando già le "piccole"
erano in uso da molto tempo, e così si chiamavano perché erano le primissime
del periodo diurno e dell'ufficiatura quotidiana, che principia con il
nascere del giorno. |
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Ortottica |
Dal greco orthos
"corretto, esatto" e ottica. Precisamente, la parte dell'oculistica
che si occupa della cura dello strabismo. |
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Palombaro |
E' il marinaio che, vestito dello
scafandro, scende in profondità nel mare. Prima dell'invenzione dello
scafandro, le immersioni erano praticate da uomini nudi per la pesca di
perle, corallo o spugne, ma erano molto limitate nel tempo per motivi di
mancanza d'ossigeno. Lo scafandro del palombaro permetteva immersioni più
profonde e durevoli. Oggi i sub vestono mute e bombole d'ossigeno
trasportabili e la figura del palombaro è entrata nella storia delle
esplorazioni sottomarine. |
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Panico |
E' lo stesso che spavento e
anticamente era usato solo come aggettivo, tanto è vero che così è rimasto
nella frase "timor pànico". Ora, la sua origine la troviamo nel nume
boschereccio della mitologia, Pan, che, col suono della sua zampogna,
metteva paura ai pastori. |
|
Parroco |
E' il capo spirituale della
circoscrizione ecclesiastica della "parrocchia". Parroco deriva dal greco
pàrokos che voleva dire "chi distribuisce le elemosine ai poveri" e
parrocchia deriva dal verbo greco paroichéo, che voleva dire "io
abito vicino": da qui, tutte le case vicine, che avevano in comune la
chiesa. |
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Quaresima |
E' il periodo che si estende dal
Carnevale alla Pasqua. Il termine Quaresima deriva dal latino
"quadragesima" che significa "quarantesima giornata",
ma che in italiano è passato a significare l'intero periodo di
quaranta giorni. |
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Quarantotto |
"E' successo un
quarantotto." Chi penserebbe che la parola deriva da un apprezzamento non
certo positivo dei moti rivoluzionari e politici accaduti nel 1848? |
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Saluto militare |
Come è nato questo gesto di
saluto tra i militari? Nei tempi feudali, quando un guerriero entrava in
un castello, si toglieva l'elmo per dimostrare la sua fiducia
nell'ospitalità del castellano. Questo atto di umiltà era un segno di
omaggio ed esprimeva le intenzioni pacifiche del cavaliere e soprattutto
la certezza di non essere tradito. Ben presto l'uso di scoprirsi il capo
in segno di rispetto si trasferì anche nell'esercito, soprattutto dinanzi
a un superiore. I guerrieri medioevali, trovandosi dinanzi a un loro
superiore, non si toglievano l'elmo, ma sollevavano la visiera scoprendo
il volto. Con il passare del tempo le armature scomparvero, ma la
consuetudine di portare la mano alla fronte quasi per scoprire una visiera
rimase. |
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Sàri |
Parola indiana, che indica
una lunga e ampia veste drappeggiata attorno al corpo. |
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Scamozzare |
Propriamente "troncare
nella parte superiore" (da ca(po)mozzare). Riferito alle piante,
indica una potatura che recide i rami fino al tronco per dar più vigore alle
rimesse. |
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Scappare |
Perché di uno che fugge si
dice che "scappa"? Perché in origine, per fuggire più rapidamente, ci si
liberava della "cappa" (mantello) che quasi tutti portavano. "Scappare",
dunque, etimologicamente, significherebbe "liberarsi del mantello". |
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Siedi e
favella |
Cioè: siedi e parla, siedi
e racconta. Sono parole che Didone, regina d'Egitto, rivolge a Jarba nel
dramma Didone abbandonata di Pietro Metastasio (atto 1°, scena 5^).
La frase, notissima, è ripetuta in senso faceto. Meno nota è forse l'altra:
Lascia pria ch'io favelli e poi rispondi, detta da Jarba a Didone
nella stessa scena. |
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Sortilegio |
"Arte" di predire la sorte
per magia. Deriva da due parole latine: sors = sorte e légere
= leggere. Cioè leggere la sorte, il destino; e leggerla s'intende come
usano leggerla i "maghi" nelle carte, nel palmo della mano, nelle stelle,
nella sabbia, eccetera. |
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Terzo
Reich |
Dopo il Primo Reich
o impero germanico e il Secondo Reich, quest'ultimo proclamato il 18
gennaio 1871 a Versaglia, e vi entrarono tutti i paesi tedeschi,
eccettuata l'Austria. Rimasero sciolte così le due "confederazioni" (del
Nord e del Sud). Il Terzo Reich sorse con l'avvento di Hitler al
potere, ed è quello che portò la Germania allo stato di organizzazione e
potenza nella seconda guerra mondiale. |
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Trofismo |
Termine biologico e medico,
dal greco trophé "nutrizione, alimentazione". |
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Uomo |
Deriva dal latino "homo".
Ma è una parola latina? Essa è legata, per l'origine, all'altro vocabolo
latino "humus" che voleva dire "terra": a indicare dunque che l'uomo sarebbe
un figlio della terra. |
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Uva |
Pare che la parola derivi
da verbo latino "uvère" che vuol dire "essere umido". L'uva, cioè, sarebbe
il frutto umido, sugoso per eccellenza. |
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Vernacolo |
E' come sappiamo il
dialetto. Questa parola deriva dal vocabolo latino "verna" il quale aveva un
curioso e particolare significato: "verna" era colui che era nato da una
schiava nella casa del padrone; e "vernaculus" era, allora, l'aggettivo che
indicava tutto quello che apparteneva al "verna". Da questo significato
passò, poi, all'altro di "domestico", "paesano", "locale", e finalmente a
quello di "dialetto" in italiano. |
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Virgola |
Anche questo piccolo segno
di interpunzione ha la sua etimologia. La si deve cercare nell'espressione
latina "virgula" che voleva dire "piccola verga" o "bastoncino", quasi
sempre ricurvo: tale e quale una "virgola" insomma. |
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Zagara |
Con questa parola d'origine
siciliana si indica il fiore d'arancio. La sua etimologia la troviamo
nell'aggettivo arabo "zàhara" che vuol dire "sfavillante di bianca luce". |
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