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ROBERT STRANGE - I racconti

Tutto in un giorno

Il protagonista di questa storia sa quel che vuole e sa che per ottenerlo dovrà lottare, forse, più di quanto egli stesso immagina. È ambizioso e vuole avere successo; certo, in un mondo che non è il suo, ma che imparerà a conoscere presto, quando l'avrà raggiunto.

Sa, quest'uomo, che può adattarsi in modo conveniente a qualsiasi situazione, seppure sgradevole, e che, comunque, quanto di brutto potrà trovare nel nuovo paese, non potrà mai essere peggio di quello che egli stesso, adesso, sta vivendo. Anzi, ad essere precisi, egli pensa che il vivere nel proprio e nell'altro paese non si possa nemmeno lontanamente paragonare, tanto diverso è l'uno dall'altro caso. E la speranza di una vita migliore gli procura quell'entusiasmo che è motore per tutte le attività di preparazione che egli deve svolgere se, una volta giunto a destinazione, vuole provare ad integrarsi senza problemi con le usanze ed i costumi di quel paese dove, così tanto, desidera vivere.

Per prima cosa deve imparare la lingua.

Non si può giungere da nessuna parte se, prima, non si impara, seppure non perfettamente, la lingua di quel posto. Di questo è fermamente convinto e perciò, per prima cosa, va in cerca di qualcuno capace di insegnargli a parlare la nuova lingua e, con impegno, comincia a studiare.

E non è facile.

Anzi, è davvero difficile questo modo di parlare e lui deve darci dentro perché il tempo della partenza non è lontano. E non può permettersi di perdere quest'occasione perché non sa quando potrà ripresentarsene un'altra. Ha già prenotato il suo posto, infatti, dando anche un anticipo su quanto deve. Sarà quello il giorno in cui partirà, quindi: tra un mese esatto.

Vuole diventare "uno di loro" una volta giunto nell'altro paese e dunque cerca di conoscere il più possibile sulle abitudini e sui gusti tipici del popolo con cui, tra non molto, dovrà relazionarsi.

Con le poche finanze che ha a disposizione per vivere compra dei libri sui quali può apprendere tutto questo e prepararsi, così, nel migliore di modi, alla sua futura nuova vita. E finalmente ha trovato il "suo insegnante": fa parte di una di quelle associazione di volontari che tanto aiuto hanno portato in questa nazione allo sbando. Quest'uomo si è detto disposto ad aiutarlo a comprendere meglio la cultura e le usanze del paese da cui egli proviene, ma soltanto dopo il turno di lavoro nell'ospedale di campo che si trova in una delle più belle piazze di questa meravigliosa città, famosa in tutto il mondo.

E non è un azzardo quest'ultima affermazione.

Così, dopo le 19:00 di ogni sera, il volontario e l'uomo ambizioso se ne restano insieme in uno dei pochi bar ancora miracolosamente scampato agli attacchi delle forze alleate, a parlare, l'uno con malinconia, l'altro con desiderio, dell'incantevole paese che sarà futura dimora per il personaggio principale di questa storia. E nasce, così, una meravigliosa amicizia fatta di complicità e stima reciproca. Di sentimento puro e rispetto che porta ad un legame sincero. Ecco perché, in così poco tempo, il futuro viaggiatore riesce ad apprendere molto di più di quanto poteva sperare, perché questa eccezionale persona che ha avuto modo di conoscere, ha profuso tutte le sue capacità per essere buon maestro. E questo, sembra aver dato, obiettivamente, i suoi frutti.

Ci sono giorni difficili, però, momenti di vero sconforto quando, ad esempio, il nostro protagonista pensa che non riuscirà mai nel suo intento. Quando chi deve apprendere dispera che mai potrà e chi insegna pensa che un mese servirebbe appena a dare le minime nozioni di base su quello che è il suo paese. Quando la rinuncia sembra la soluzione più facile da attuare.

Ma non è sempre così, del resto?

La caparbietà ed il desiderio di riuscire, però, finiscono per prevalere e spingono la volontà oltre gli ostacoli, anche se troppe differenze ci sono tra i due paesi: di cultura, di costume, di religione, di mentalità e si potrebbe continuare la lista. Così, l'impegno costante, sempre volto a quell'unico obiettivo di affermazione della propria persona, in qualsiasi campo si presenti e purché gli se ne dia occasione, è condizione irrinunciabile per perseguire il sogno di cambiamento radicale delle condizioni di vita, adesso notevolmente disagiate, che il protagonista del racconto vuole a tutti i costi realizzare.

Egli sarà in grado di svolgere qualunque lavoro, nel nuovo paese, e dopo poco sa che arriverà ad essere il migliore, senza alcun dubbio. Le sue qualità emergeranno ben presto e si affermerà anche nell'ambiente sociale oltre che lavorativo. Potrà permettersi il lusso che adesso gli è negato e vivere, finalmente, una vita agiata e felice.

L'ho detto, all'inizio. È ambizioso ed ha molta fiducia in sé stesso quest'uomo e nessun limite è per lui irraggiungibile, se non addirittura insuperabile.

Mancano ancora dieci giorni alla partenza e la preparazione, ovviamente, non è ultimata ma ormai procede più speditamente ed il nostro protagonista diventa sempre più sicuro di sé. Si sente pronto per la nuova vita che sarà ed è desideroso di affrontarla, cancellando, così, tutto il suo passato. Brutto e difficile, in questa città distrutta da una guerra che si protrae, ormai, da tre anni ed alla quale, egli, mai ha voluto partecipare, poiché così assurda gli sembra, tanto più perché - e non è un mistero - servirà soltanto a rendere più forti le già potenti nazioni dell'Est che si arricchiscono con il commercio delle sempre più sofisticate armi belliche.

Il grande impero americano, che ha governato per lungo tempo le sorti del mondo, sta per abdicare, seppure forzatamente, in favore delle nuove super potenze che lentamente ma inesorabilmente, hanno saputo affermarsi, in maniera lecita o meno, nel nuovo corso del futuro vivere che sarà negli anni a venire.

Ecco, però, che giunge il giorno della partenza, finalmente, e tanta, tantissima gente si accalca sulla banchina nel punto in cui è attraccata la nave. C'è una lunga operazione di controllo di documenti che sembra non terminare mai ed il brusio delle persone in attesa non tarda a farsi sentire. C'è anche chi grida che è tempo di muoversi, che non si può far aspettare così a lungo chi ha pagato e profumatamente per questo viaggio.

Subito, però, viene ristabilito il silenzio ad opera di alcuni uomini che con fermezza, rasentando la scortesia, intimano di mantenere la propria posizione attendendo il proprio turno in silenzio altrimenti si rischia di essere allontanati con il risultato di dover rinunciare, così, a salire sulla nave.

Basta questo per far calare il silenzio immediatamente. O quasi. È notte, del resto. Non si può far mica tutto questo chiasso.

Ma… Chi ha visto il nostro uomo convinto così risolutamente a partire? Che abbia rinunciato? Sarebbe davvero triste se fosse così, dopo tutta quella preparazione svolta nel mese appena trascorso.

Scorriamo la fila di persone in attesa di salpare e, finalmente, lo individuiamo proprio in coda che, con uno scarno bagaglio, attende impaziente il suo turno. Che arriva, alla buon ora, dopo un tempo di attesa vicino ai quaranta minuti quando, ormai, non manca moltissimo che sia l'alba.

E la nave salpa; si stacca dal molo portando con sé quell'enorme quantità di persone con i loro sogni ben impressi nella mente, i pochi soldi in tasca e le numerose speranze, che ognuno cerca di raccontare agli altri quasi che il condividerle possa già rappresentare un inizio di realizzazione.

Il nostro protagonista, invece, è taciturno. Si appresta a trascorrere il lungo viaggio in perfetta solitudine, che può essere soltanto mentale, ovviamente, perché la nave è stracolma tanto da fargli pensare che, forse, si sia superato il limite di capienza. Cerca di allontanare subito questo pensiero, però; non deve accadere nulla che possa impedirgli di realizzare il suo proposito di un cambiamento totale, ovviamente in meglio, del suo vivere fino ad ora piatto e per nulla soddisfacente.

E si sofferma, allora, su quello che sarà in grado di fare una volta rimessi i piedi sulla terra ferma, in quella città che attende di essere vissuta, giorno dopo giorno, affermando la sua sete di conoscenza e ricercando il vero senso da dare al proprio scorrere dei giorni. Ed anche questo viaggio così disagiato che egli ha fortemente voluto, è, appunto, un'imposizione della sua ferrea volontà di autodeterminazione che deve portarlo al rinnovato sentire quella voglia di positività e capacità costruttiva che, da qui a non molto, saranno i pilastri portanti della sua realizzazione in termini di cambiamento.

Intanto la nave continua a solcare speditamente le onde, dirigendosi verso l'approdo che dovrà venire, all'incirca a notte inoltrata.

Ed è il tardo pomeriggio quando il grido di allarme si propaga sì velocemente da prua a poppa, da essere una sferzata in pieno volto. S'è aperta una falla di grosse dimensioni e non passerà molto tempo che la nave finisca sommersa nel mare freddo e scuro.

L'unico viaggiatore che noi conosciamo su questa nave sobbalza nell'apprendere la notizia e maledice l'ingordigia degli uomini che hanno permesso, ad un così enorme numero di persone, di salire sulla nave. Sono attimi di puro sconforto misto a paura e rabbia che di colpo cancellano tutti quei sogni così già frettolosamente considerati realizzati e che, invece, all'improvviso, diventano sfuggenti chimere.

Si dovrà cercare soccorso, adesso. E dovranno essere gli stessi uomini che hanno "organizzato" il viaggio a provvedere. Nessun altro sulla nave, infatti, ha un telefono cellulare e, quindi, soltanto l'intervento, che si spera tempestivo, di questi pazzi traghettatori improvvisati potrà riuscire a salvare la vita a questo centinaio di persone in balìa delle onde.

A molte di esse, almeno…

Trascorrono due giorni quando, all'alba del terzo, una grossa nave s'accosta, finalmente, a quella dei malcapitati viaggiatori per cominciare le operazioni di recupero dei corpi, siano essi vivi o morti. È una lunga giornata quella che si appresta a vivere il Capitano delle Forze Recupero Profughi e sa che quello che si presenterà ai suoi occhi non sarà certo un bel vedere.

Comanda i suoi uomini con tutta la perizia e l'impegno che gli sono propri ed egli stesso partecipa attivamente alle operazioni di salvataggio. Si cerca di individuare quelli che ancora sono in vita, dando la precedenza a donne e bambini. A decine vengono portati sulle piccole barche che fanno la spola tra quello che affiora ancora della nave e la costa. L'azione di recupero va avanti per molte ore e, purtroppo, molti sono i corpi che vengono trovati senza vita.

A fine giornata il Capitano è stanco e amareggiato, triste al pensiero di tutta quella gente che ha visto affogare le proprie speranze in quel mare che avrebbe dovuto portare, invece, alla salvezza. Se ne sta mani in tasca a girare fra i corpi delle persone recuperate in mare, sistemate alla meno peggio nel centro di prima accoglienza. Vivi e morti, gli uni accanto agli altri.

Ad un tratto si sente prendere la mano. È uno di questi sfortunati viaggiatori che cerca di dirgli qualcosa. Troppo bassa è il tono della sua voce, però. Si avvicina, allora, con l'orecchio alla bocca del malcapitato, che, parlando la stessa lingua del Capitano e consegnandogli un biglietto, gli dice:

«Avvisi questa persona se, come penso, io morirò.»

Giunge questa lettera dal suo paese e lui la gira e la rigira tra le sue mani con un presentimento che vuole fortemente allontanare chilometri dalla sua mente. Quella mattina Piazza Navona sembra essere bellissima, pur se i cumuli delle macerie ancora ne ingombravano gran parte. Il Campo mobile non è ancora in fermento come sarà, è così ogni giorno, da qui a poco.

Sa cosa vuol dire quella lettera. Non vorrebbe aprirla ma questa volontà contrasta con la voglia di conoscere se la sua percezione è quella giusta.

Rilegge quanto è scritto sulla busta:

Da: Ministero per gli Affari Esteri - TIRANA - ALBANIA

        A: Aleksander Shgipёri

        Centro Mobile per il Soccorso Umanitario

        P.zza Navona – ROMA - ITALIA

SI decide, finalmente, ad aprirla…

Egregio signor Shgipёri il suo indirizzo è stato consegnato nelle mani di un Capitano della nostra Forza Navale di stanza a Vlora, da una non identificata persona, recuperata al largo delle coste albanesi, che viaggiava su un'imbarcazione proveniente dall'Italia e diretta verso il nostro paese.

Non è mai arrivata, però, perché miseramente colata a picco a non molti chilometri dall'approdo.

L'uomo in questione, purtroppo, è deceduto poche ore dopo il suo recupero in mare ma non prima di aver richiesto espressamente che Lei venisse avvisato della sua morte. Tale sorte è stata comune a molta altra gente che si trovava su quella stessa nave anche se il nostro paese ha impiegato uomini e mezzi per cercare di limitare al massimo i danni. Molti di essi, ancora, aspettano di essere riconosciuti e pertanto Le chiediamo di voler raggiungere, quanto prima possibile, la nostra ambasciata a Roma per poter fornire informazioni, almeno, su chi era in possesso del suo indirizzo.

La ringraziamo sin d'ora per la sua collaborazione.

Il Ministro per gli Affari Esteri

Dritëro Bandhi

E Aleksander sorride amaramente pensando che avrebbe dovuto comunicare alla sua ambasciata che il nome di quell'uomo era Cristoforo Colombo… 

 

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