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ROBERT STRANGE - Le poesie

 

 É difficile far comprendere agli altri il proprio pensiero, la propria voglia di essere sempre sé stesso, il proprio sentire...

Specialmente quando diversa è la prospettiva dalla quale si guarda alla vita.

Quando così tanto diversi sono i parametri per misurare il bello, il giusto, l'ovvio, i valori affettivi, l'amore, la solidarietà, la comprensione, la normalità delle cose...

Lo scetticismo della gente ingenera scarsa convinzione nei propri mezzi e, quindi, insicurezza; ma arriva il momento in cui ti guardi dentro e scopri che non sei così tanto sbagliato.

E allora tiri dritto per la tua strada, consapevolmente dubbioso e felice di esserlo perché cosciente che il dubbio è una porta aperta sul mondo...

 

 

Delirio

 

Indottrinando discepoli distratti

dogmi vado inculcando

in teste diversamente edotte,

diafane meningi intelligibili

che dragano pensieri nella mente

levando via, soltanto, lo strato delirante.

E puoi vederlo come pregiudizio

o enigmatico sentire, in perfetto accordo

con l’andazzo patetico e marrano

di chi lava la coscienza con l’inganno

ergendosi a paladino di giustizia,

depositario di verità e sapienza.

Ma io dubito di essere in quanto tale

pensante a scapito dell'istintivo operare,

riluttante all'incedere frenetico

di chi sa di comprendere e sapere,

oltremodo spavaldo e cinico.

Io… peripateticamente agnostico...

Mi si perdoni il mio dire inconcludente.

 

27 Aprile 2005

 

 

Riscrivere l’amore…

Ritornare al sentimento che porta a sognare il bello che non c’è,

che regala immagini fugaci di benessere interiore,

materializzando sensazioni sopite che hanno scavato l’anima.

Un tempo…

Passato che torna al presente con veste nuova e sontuosa.

Più consapevole dell’essere imbrigliato in invisibili ma resistenti vincoli

che legano il cuore a dolci e nuove visioni di serenità.

Vivendo l’istante, rendendolo eterno perché moltiplicato per ogni emozione

che si riesce a provare quando si riscopre il desiderio.

E l’attesa diventa speranza…

 

 

 Infine te

 

Avvita il tempo in riccioli di sospiri intensi,

trucioli di pregiato sentimento

da ardere nel fuoco dell’amore.

Avvolgi quelle ore nel candido tepore

delle sue piccole mani leggere

che, a lungo, il desiderio appagano.

Filtra con apposito buratto l’eccesso in qualità,

scrematura idonea ad ottenere

concentrato di massima purezza.

Subitaneo ed intenso ardore

smuove propositi ineluttabili

che fagocitano il mio essere prudente.

Permane, però, infinito attendere di giorni,

già fin troppo lenti a scorrere,

che portano al piacere di scoprirti.

E sarà rincorrere l’istante ultimo

che diverrà già sorpassato

quando troverò il compimento dell’attesa.

Così da rincorrerti e nella corsa

raggiungerti e perderti infinitamente

nel continuo gioco della cupidigia.

Smarrendomi nell’estesa intensità dei tuoi occhi

stanco e appagato dal mio largire 

arrivo, alfine, al sicuro della tua darsena.

 

29 Aprile 2005

 

 

Appartenenza

 

Sei l’altra metà della mia anima.

Il tassello mancante ad una vita

che, adesso, è consapevolezza.

Sei l’armonia nel tutto

e la passione che l‘ammanta.

Sei i mille colori di una tela,

l’accento giusto sulla nota,

quella rima mancante al verso

e la risata ad una barzelletta.

Sei il superfluo e il necessario.

Gioia che sposa il desiderio,

sollievo mitigante ad un affanno

che lascia posto al sentimento.

Sei quello che mi manca

ed anche ciò che ho avuto

in un continuo offrire

che sfocia in dedizione.

Sei la pioggia che riga le guance

ed il vento che le asciuga.

La tempesta che travolge,

il sole che riscalda,

dolce dondolio del mare

che quieta e fa assopire.

Rimpianto di un passato mai esistito

e che solo adesso appare,

sei trasparenza d’un futuro a prua

che segna rotta da seguire.

Sei l’incanto da ammirare,

manifesto al bello in assoluto,

sai mostrarti appieno

conscia che non è apparire.

E sai cosa c’è di bello in tutto questo?

Sei già mia.

 

21 Settembre 2006

 

 

I N C O N T R O

 

Battito.

Al ritmo d’un treno in corsa

che un ritardo tramuta in ansia.

Disagio.

L’incognita per amica severa

che avverte d’un possibile sbaglio.

Dubbi.

In rincorsa continua di lotta interiore

per scacciare foschi presentimenti.

Stanchezza.

Un giorno di cammino interminabile

giunto, infine, a dolce traguardo.

La scoperta.

Imprevedibile, piacevole sensazione

che affranca dalla tensione assorbita.

Il piacere di “ritrovarsi” dopo anni,

forse secoli, d’una ricerca costante

che due cuori, seguendo l’istinto,

hanno inconsciamente realizzato.

Riscoprire i medesimi profumi,

le stesse emozioni di un tempo

che li ha visti sola cosa indissolubile.

Un “sentirsi” di passione sopita

ma riesplosa prepotentemente

quando i sensi hanno compreso.

Certezza.

D’una vita diversa da godere

che contempli il bello e lo raggiunga

quando le catene lasceranno l’agio.

Ché mai è troppo tardi per vivere.

 

04 Aprile 2006

 

 

Si, ti aspetto

 

D’un solo respiro vivo

e anelo il soffio

leggero a sfiorare il petto

che s’alza a sospirarne il giungere.

Ansimante attesa d’un oblio

che lacera il momento

e quello dopo,

caduco scorrere sì lento

che ammicca al tiepido torpore.

Fremente al pensiero tuo

mi vinco e cedo il passo

ma resto solo in fondo a quest’idea

che fa del viver mio, il tuo.

Resta soltanto un attimo

lì sospeso tra il chiarore e l’ombra

e lo spendo bene al tuo sorriso

che mi sorprende, a volte,

ma mi ripaga sempre.

Poi, stanco, ritorno indietro

a riavvolgere il filo sciolto

come lenza molle e leggera

che a nulla s’è attaccata.

Anche stasera, come ieri,

sarà una magra cena.

Saprò aspettare…

 

28 Luglio 2006

 

 

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