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G. C. SCHMIDT

 

 

 

IL RITRATTO

 

Centinaia e centinaia di anni or sono morì in una grande città un mercante forestiero, lasciando molto denaro e pietre preziose.

Si sapeva da tutti che aveva un figlio solo; ma questi era in viaggio e nessuno lo conosceva.

E perciò tutto il denaro e le mercanzie furono presi in custodia dai giudici, finché il figlio non si fosse presentato a reclamare l'eredità.

Invece di un figlio un bel giorno se ne presentarono tre - tre giovanotti circa della stessa età, venuti da diversi paesi - e ciascuno pretendeva di essere il figlio vero, l'unico figlio, e d'aver diritto al patrimonio.

Il giudice allora ordina che sia portato un grande ritratto del padre, un ritratto somigliantissimo, che un pittore aveva dipinto poco prima della di lui morte, così vivo e parlante che era una meraviglia.

Sul petto dell'immagine, proprio al posto del cuore, fa un piccolo segno, e decreta così:

- Quello di voi tre che sarà capace di piantare una freccia proprio qui, su questo segno, sarà l'erede.

Uno dei giovanotti si mette alla distanza indicata; lancia la freccia e colpisce a un millimetro dal segno.

Il secondo colpisce ancora più vicino del primo.

Si avanza il terzo, prende la mira...

Ma, a un tratto, butta via arco e frecce e scoppia in pianto.

- Non posso! non posso! - dice fra i singhiozzi.

- Preferisco che tutto vada agli altri; ma non posso tirare contro il mio povero babbo.

Il vecchio giudice gli pone allora una mano sulla spalla e gli dice commosso:

- Bravo giovanotto! Un vero figliolo non può tirare contro il petto di suo padre, nemmeno dipinto.

 

 

 

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