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RACCONTI E LETTURE BREVI

 

 

LA FATTORIA

 

La fattoria somiglia un poco alla nave di Noè.

Ci sono tutti gli animali utili alla vita dell'uomo.

Il bue per arare.

La mucca per fare il latte.

Il cavallo per tirare il baroccio.

E il maiale, la pecora, i conigli, le galline, le anitre, i tacchini, i colombi, il cane, il gatto, le api, le rondini sotto la gronda, il topolino nel solaio, la formica nella terra, i passeri sul tetto.

E se ci pensassi un poco, chissà quanti altri ne scoprirei!

Se Noè ritornasse e passasse di qui, si fermerebbe a guardare se mai in questa fattoria è ancora la sua nave diventata di pietra.

 

(R. Pezzani)

 

L'UCCELLINO NON CANTAVA INVANO

 

Sull'albero un uccellino cantava, ma credeva di cantare invano.

Ad un tratto guardò giù e vide un uomo inginocchiato davanti alla tomba del suo bambino.

Riprese il canto e vide che l'uomo alzava il capo ed ascoltava.

Allora fu felice di cantare, perché vedeva che l'uomo asciugava le lacrime e usciva dal piccolo cimitero un po' consolato, perché un uccellino aveva cantato sulla tomba del suo caro bambino.

(G. Ugolini)

 

SAN MARTINO

 

Era una fredda giornata di novembre. Il vento spazzava la terra indurita dal gelo. Gli alberi dondolavano i rami nudi contro un cielo bianco.

- Forse nevicherà - si disse San Martino, avvolgendosi nel suo caldo mantello. E, saltato a cavallo, si avviò.

Canticchiava allegramente, quando a un tratto scorse un mendicante tutto lacero.

Il poveretto cercava di ripararsi dietro a una grossa pietra e intanto tendeva la sua mano scarna.

- Pietà di me, signore. Ho freddo e fame.

San Martino, impietosito, si fermò.

- Fratello, - disse - mi dispiace, ma non ho che poco denaro da darti; e tu hai tanto freddo... Aspetta. Infine io ho un bel vestito pesante... Ti posso dare la metà del mio mantello.

Con la spada tagliò in due il mantello e disse: - Prendi.

Il mendicante non sapeva come ringraziare; i suoi occhi brillavano di lacrime. 

Sa Martino, felice della buona azione, spronò il cavallo e continuò il suo cammino.

Ora il freddo si accaniva contro di lui e lo faceva rabbrividire a ogni istante.

Ma ecco, il cielo si squarciò, grandi laghi azzurri apparvero, e in mezzo venne a splendervi un magnifico sole.

San Martino si guardò intorno.

Quasi non riconosceva più quei luoghi.

- Se gli alberi fossero fioriti - osservava - si direbbe che siamo in primavera.

Forse il Signore pensa ai tanti poveri che non hanno da coprirsi.

Non immaginava, il santo cavaliere, che quel calduccio era stato mandato da Dio proprio per lui: per ricompensarlo.

 

(G. Fanciulli)

 

LA CIOTOLA DEL NONNO

 

C'era una volta un vecchio che non ci vedeva più, non ci sentiva più e le ginocchia gli tremavano.

E quando era a tavola non poteva tener fermo il cucchiaio e faceva cadere la minestra sulla tovaglia, e qualche volta gliene scappava anche dalla bocca.

E la moglie del suo figliolo se n'era schifita; ed anche il suo figliolo.

Sicchè alla fine non lo vollero più a tavola con loro.

Il povero vecchio doveva star seduto al canto del camino, e mangiava un poco di zuppa in una scodella di terra.

Un giorno, siccome le sue mani tremavano, tremavano, ecco la scodella gli cadde per terra e si ruppe in due o tre pezzi.

Allora sì che la nuora gliene disse!

E il povero vecchio non rispose nulla, e chinò il capo e sospirò.

Gli comprarono una ciotola di legno, e gli dissero. - Codesta non la romperete.

Quella sera il suo figliolo e la nuora videro il loro bambino che giocava e raccattava i cocci della scodella.

- Che fai costì? - gli disse suo padre.

- Riappiccico la scodella per dar da mangiare a babbo e mamma, quando sarò grande.

E il babbo e la mamma si guardarono negli occhi, poi si misero a piangere, e ripresero il nonno a tavola con loro, e d'allora in poi lo trattarono bene.

 

(Fratelli Grimm - Riduzione di G. Pascoli)

 

LA LEGGENDA DEL BIANCOSPINO

 

La Madonna aveva lavato i pannolini del Bambino Gesù.

Per farli asciugare andò a stenderli al sole, sopra una siepe irta di spine.

Soffiava un po' di vento e la Madonnina andò a vedere se i pannolini volassero via.

Le spine li tenevano, ma il vento li sollevava.

Maria si accorse che, sotto di essi, la siepe era tutta fiorita di bianco.

- Che sbadata! Non avevo visto che qui c'erano i fiori - pensò Maria.

E per non sciupare i fiori, cambiò posto ai pannolini e li stese più in là, dove la siepe era proprio spoglia.

Dopo un poco tornò a vedere.

Il vento li sollevava ancora, e di nuovo la Madre di Gesù vide che, al di sotto, la siepe era piena di fiorellini bianchi.

Un'altra volta Ella trovò la siepe fiorita. Allora capì.

La siepe fioriva di gioia quando sulle sue spine si appoggiavano i pannolini del Bambino Gesù.

 

(G. Vaj Pedotti)

 

LA BANDIERA ITALIANA

 

Un giorno i colori si misero a discutere chi di loro fosse il più bello.

- Io, disse il rosso, - sono il colore del sangue, che dona la vita all'uomo; dunque sono io il più bel colore.

- Non dir bugie, replicò il verde, - io sono il più bel colore, perché verdi sono i prati e le gemme delle piante.

- Smettetela di discutere! Io sono il più bello, - sentenziò il bianco; - bianca è la neve, e bianca è l'anima dei fanciulli innocenti.

- Siete tutti matti! Io sono il più bel colore, - disse l'azzurro; - azzurro è il cielo, e azzurro è il mare.

- Oh, tacete! Se non ci fossi io, - fece il giallo, - la terra sarebbe sempre scura; dunque io sono il più bello perchè dò il colore al sole.

Ma poco dopo entrò un giovane soldato e si mise a scegliere i colori più belli.

Tutti dicevano: - Prendi me! Prendi me!

Ma quel giovane prese il bianco, il rosso ed il verde, perchè, riuniti insieme, formano la bandiera italiana.

 

IL LUPO E LO SCOIATTOLO

 

Lo scoiattolo, saltando da un ramo all'altro, cadde, un giorno, sopra un lupo addormentato.

Il lupo lo afferrò e voleva divorarlo, ma lo scoiattolo lo supplicò di lasciarlo in vita.

- Sta bene - rispose il lupo - ti risparmierò, a condizione che tu mi dica perchè voialtri scoiattoli siete sempre così allegri. Io mi annoio, mentre vedo voi saltare e giuocare sempre.

- Ho paura di te - mormorò lo scoiattolo. - Lasciami saltare sul ramo e te lo dirò.

Il lupo lo lasciò andare; lo scoiattolo saltò sul ramo e di là disse:

- Ti annoi sempre, perchè sei cattivo; la crudeltà inaridisce il cuore e fa morire la gioia. Noi, invece, siamo allegri, perchè siamo buoni e non facciamo male a nessuno.

 

(L. Tolstoi)

 

IL CANE PORTINAIO

 

Il cane ed il gallo fatta amicizia viaggiavano insieme.

Li sorprese la notte.

Andarono in un luogo selvoso, e il gallo montò sopra un albero e s'adagiò fra i rami: il cane sotto nel cavo del tronco stesso prese sonno.

Già finiva la notte, l'alba sopraggiungeva, quando il gallo, secondo il suo costume, cominciò con gran voce a cantare.

La volpe, a sentir ciò, desiderosa di mangiarselo, venne, e fermatasi sotto l'albero gridò:

- Oh tu sei pur l'egregio animale ed utile agli uomini! Deh, scendi, che possiamo cantare qui insieme il canto del mattino e godercela.

Ma il gallo rispose:

- Fatti, amico, costà sotto alla radice dell'albero e chiama il mio portinaio.

La volpe andò per chiamarlo: e il cane, balzando fuori di botto, la sbranò.

 

(N. Tommaseo)

 

SI RITORNA A SCUOLA

 

     Carissimo Paolino,

 

Dunque, tu torni volentieri a scuola. Bravo, Paolino. Tre mesi di vacanza sono davvero un po' lunghi. Ricordo che anch'io, quando avevo la tua età, ero lieto al pensiero che le lezioni stavano per ricominciare. Ti troverai di nuovo in compagnia di tanti ragazzi, ai quali a poco a poco ti affezionerai e sotto la guida amorevole e sapiente dell'insegnante, avrai la gioia d'istruirti ogni giorno di più. Quante belle cose imparerai, quasi senza avvedertene!

Si, Paolino mio,  bisogna far tesoro del tempo. Se tu sapessi quanti si dolgono, da grandi, di non saper certe utili cose che da piccini avrebbero potuto apprendere con facilità! Pensa quanti ragazzi, pur d'imparare, si sottopongono di buon grado alle più gravi privazioni! Moltissimi, per andare a scuola, debbono percorrere chilometri e chilometri di strada, in mezzo al freddo della campagna brulla nell'inverno, e sotto la sferza cocente del sole nell'estate. E in montagna le strade non solamente sono lunghe, ma sono anche difficili e pericolose. Nei paesi molto freddi, i ragazzi vanno a scuola scivolando nel ghiaccio, oppure servendosi delle slitte; ed in  altri paesi, dove la terra è attraversata da canali, ci vanno in barchetta. Ma nè le distanze, nè il caldo, nè il gelo spaventano i bimbi buoni e volonterosi, che a frotte e allegri, corrono alla scuola.

Tu pure ci vai contento, Paolino, ed io ne godo, e sono certo che lo studio ti diverrà sempre più caro. Scrivimi intanto per dirmi come ti trovi nella nuova classe; sai che le tue letterine fanno sempre piacere allo

 

Zio Lamberto       

 

LE TRE FARFALLE

 

Tre farfalle - una bianca, una rossa ed una gialla - scherzavano al sole, e volavano, volavano, dai fiori del prato a quelli delle siepi, dalle siepi ai campi, dai campi ai giardini, senza stancarsi mai.

Ma, ohimè!, a un tratto il sole, il bel sole d'oro, si oscurò: cominciò a piovere e le tre farfalline si bagnavano tutte.

Allora volarono dal Tulipano striato in giallo e rosso e gli dissero:

- Bel Tulipano, aprici il tuo calice, perchè possiamo entrarvi dentro e ripararci dalla pioggia.

Il Tulipano rispose:

- Aprirò alla Farfalla Rossa e alla Gialla, ma non voglio la Bianca.

Ma la Rossa e la Gialla soggiunsero subito:

- No, no, se non accogli la nostra sorella, non vogliamo entrare nemmeno noi.

E pioveva sempre, pioveva a dirotto: le povere farfalline facevano pietà a vederle.

Volarono dal Giglio e gli dissero:

- Buon Giglio, aprici il tuo calice, perchè fuori ci bagniamo tutte.

E il Giglio rispose:

- Aprirò alla Farfalla Bianca che mi somiglia, ma non voglio le altre.

La Farfalla Bianca soggiunse prontamente:

- No, no, se non accogli le mie sorelle, nemmeno io voglio venire da te. Ci bagneremo tutte, piuttosto che separarci. - E volarono via.

Povere farfalline, facevano pietà a vederle!

Dietro le nubi però il sole aveva visto che buone sorelline erano, e come vivessero unite e d'accordo: e allora fece capolino, cacciò via la pioggia ed in un attimo asciugò le belle ali screziate delle tre farfalle e riscaldò i loro corpicciuoli.

E le belle farfalle scherzavano al sole, e volavano, volavano dai prati alle siepi, dalle siepi ai campi, dai campi ai giardini, senza stancarsi mai.

 

IL MAIALETTO FURBO

 

Tre maialetti si misero in cammino per cercare fortuna e, dopo aver fatto insieme un po' di strada, si separarono con l'intenzione di costruirsi ciascuno una casetta. Il primo con dei fasci di paglia e il secondo con delle cannucce si costruirono due casette che erano proprio un amore.

Pochi giorni dopo si accostò alla casetta del primo maialetto un lupo che, con voce dolce e insinuante, chiese di entrare. Al rifiuto del padrone di casa, che ne aveva capito le cattive intenzioni, la malvagia bestia tanto soffiò che la casina di paglia volò in aria ed egli poté papparsi tutto intero il povero maialetto.

Il giorno seguente anche la casetta di cannucce andò per terra e anche il secondo maialetto finì tra le zanne del lupo affamato. Il terzo maialetto andò invece in cerca di mattoni e travi e con questi si fabbricò una casina graziosa e solida. Ed ecco che il lupo venne a chiedergli ospitalità. "No, carino", rispose dalla finestra il maialetto ridendo "no, carino, mi preme il mio musino". Il lupo prese a soffiare e a sbuffare, ma questa volta inutilmente perché la casetta stava salda.

Dopo un po' il lupo fece un nuovo tentativo; con voce più garbata che poté, invitò il maialetto a recarsi insieme il giorno seguente in un campo di rape squisite.

All'alba il maialino uscì, andò al campo, mangiò tante rape squisite e ritornò così di buon'ora che, all'arrivo del lupo, era già al sicuro nella sua casetta. Il malvagio si sentiva scoppiare dalla rabbia, ma, facendo mostra di nulla, consigliò al maialetto di recarsi l'indomani insieme ad un frutteto di mele. Al mattino il lupo corse diritto al frutteto, ma il maialetto svelto svelto s'arrampicò su di un albero. "Caro lupo", gridò dall'alto, "le mele di quest'albero sono proprio squisite. Prova e vedrai". Lanciò una mela più lontano che poté e, mentre il lupo correva a raccoglierla, egli si gettò giù e fuggì in casa.

Il lupo infuriato saltò sul tetto per sfondarlo e, non riuscendovi, sforzò l'apertura del fumaiolo, lasciandosi cadere giù nella casa. Ma nel camino il maialetto aveva acceso un bel fuoco; il lupo vi cadde proprio in mezzo e arrostì.

Così finì il malvagio lupo e il furbo maialetto rimase a godersi in pace la sua bella casetta.

 

 

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