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R. PEZZANI

 

 

 

ANCHE IL BABBO EBBE LA SUA PARTE

 

Un uomo fu pagato. per il lavoro di un giorno, con un sacchetto di mele.

- Piaceranno ai miei bambini - disse.

Ed era contento della paga ricevuta.

Prese il sacco e si mise in cammino.

All'ombra si fermò.

Aveva sete e non c'era fontana.

Slegò il sacco e prese una mela. Stava per morderla, quando pensò:

- I miei bambini ne avranno una di meno.

Rimise la mela nel sacco e tirò dritto. Non  sentiva più la sete. A casa i bambini lo aspettavano, ed egli si mise a spartire le mele in parti eguali.

A cose fatte, una era rimasta in  fondo al sacco, e non toccava a nessuno.

- Questa - disse - è per il ragazzo del vicino. L'ho portata per lui.

- E tu babbo, non ne mangi?

- Ne ho mangiate tante sull'albero. Quanto sono più buoni i frutti mangiati appena colti!

- Oh! - disse il più piccino - senti la mia se ha lo stesso sapore di quelle che hai mangiato.

- Senti anche la mia - disse il più grande.

- Anche la mia, anche la mia - dissero gli altri.

E così, a piccoli morsi, dalla mano dei suoi figli anche il babbo ebbe la sua parte.

 

 

 

LA FATTORIA

 

La fattoria somiglia un poco alla nave di Noè.

Ci sono tutti gli animali utili alla vita dell'uomo.

Il bue per arare.

La mucca per fare il latte.

Il cavallo per tirare il baroccio.

E il maiale, la pecora, i conigli, le galline, le anitre, i tacchini, i colombi, il cane, il gatto, le api, le rondini sotto la gronda, il topolino nel solaio, la formica nella terra, i  passeri sul tetto.

E se ci pensassi un poco, chissà quanti altri ne scoprirei!

Se Noè ritornasse e passasse di qui, si fermerebbe a guardare se mai in questa fattoria è ancora la sua nave diventata di pietra.

 

 

 

IL NODO

 

In un paese della Palestina viveva una vecchia chiamata Argia, così povera che di notte se voleva dormire al coperto doveva mettersi in capo il grembiale; così secca che quando tirava vento si riempiva le tasche di sassi per non essere portata via; così malata che anche i capelli le facevano male come spini; eppure era così felice del suo stato, che parlando del suo re diceva:

- Non vorrei essere ne' suoi panni.

Quando i Re Magi passarono dalla sua contrada, le sonagliere delle giumente svegliarono Argia che dormiva.

La vecchina si alzò, s'attaccò alla coda d'una cavalcatura e si fece trascinare fino al presepe.

I pastori erano già arrivati e i loro greggi pascolavano nei prati intorno alla capanna, suonando i campani di ferro.

Allora la vecchina prese da ogni pecora una ciocca di lana e si mise a filare.

Col filo fece una maglia per il Bambino Gesù.

Ma perché gli andasse bene, disse ad un Angelo: - Vieni qui che te la provo.

L'Angelo si mise la maglia e quando l'ebbe indossata volò via.

La vecchina fece in tempo a tenerlo per un filo, e più l'Angelo si allontavana più il filo s'allungava, perché la maglia si disfaceva.

Ma la maglia in un punto aveva un nodo e allora il filo trascinò la vecchina su su per il cielo.

Era così leggera, che la portò in Paradiso.

 

 

 

COME FAREI L'ITALIA

 

Se dovessi far l'Italia

coi pastelli colorati

la farei fra campi arati

sotto un cielo di battaglia,

occhi azzurri e faccia ardita

coi colori della vita.

Le farei le trecce scure

e sul capo di regina,

con la stella mattutina,

sette torri armate e dure

e nel grembo, come putti,

melegrani ed altri frutti.

Contadino ed operaio

dritti ai lati metterei;

e un bel cuore le farei

come il mio salvadanaio,

dove ognuno che lavori

metta a frutto i suoi sudori!

 

 

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