A San Salvador
Dov'è la gemma dei “due”
del matematico e artista
di Pietro da Borgo?
Forse in quel rombicubottaedro
dell' amico fra' Pacioli? (illustrazione 4)
Lo corrucciò una luce “fuor di via” (2)
che fiducioso inseguì con amore.
Labbra carnose, ma greve d' intorno,
quelle del Profeta in lui. (illustrazione 5)
Occhi che non videro,
se non per dipinger l' amor sacrificale,
e un Sepolcro Santo per suggello.
E quello matematico?
Fu un pari amore da conciliare,
una seconda croce di un sol compasso.
Egli l'immaginò, per “imitare le cose vere”:
"dimostrazione di superfici e di corpi". (3a)
Ma, ahimè! non ne vide il “vero”, legato al tempo.
E dove l'enigma che tutti cercano di Pietro?
Il suo tempo venne e fu un istante immemore:
un “DVX” (4) anche lui per due
destini all'unisono.
“Numeri”, anch'essi, che l' artista in lui cercava:
raggi delle tenebre di uno scenario per una “proiezione”. (3b)
E qual'era il numero fatidico?
Una data, un attimo nel tempo,
12 ottobre 1492. (5)
Qui si chiude il sipario di Pietro da Borgo,
per aprirsene un altro a lui ignoto:
altra scena di un mondo nuovo (illustrazione
3)
per il suo evangelo e tante altre croci.
Resta ancora da sapere, di Pietro, sulla “sezione”, (3c)
il modo suo di rappresentare il piano architettonico.
Ma il “senso delle cose” del moderno Feynman,
il Nobel dell'“abbrivio”, or s'appanna. (6)
Domanda lui bramoso: dov' è l' “idea diversa” che vale?
Certo, non giova agli artisti, anche matematici,
trascurar la Sezion d'Oro, tutti lo sanno.
Forse è qui l'“idea diversa” che conduce alla gemma,
quella dei “due” di Pietro da Borgo?
Oggi nasce un'altra storia,
forse il seguito sui “due”, ora allo scoperto.
Ma i lor vestiti non sono fulgidi,
oggi son “d'omo sanza lettere”, ma
anche “sanza vera scienza”.
Se quel dì era il tempo che parlava di morte,
oggi è quella Sezione Aurea a dir la sua,
ma di vita che, però, tutti travisano.
E quì, or sale sul palcoscenico
un isolito “geometra” ad esibir conti strani. (illustrazione
6)
Per lui la Sezione Aurea è solo un manto
che adorna una coppia ancor più regale:
due numeri irrazionali assolutamente “gemelli”.
Ma non può esistere nell'irrazionalità
una simile combinazione che,
per vie diverse, per giunta,
procedono di pari passo, affermano gli accademici.
Eppure è così!
Grazie alla Trigonometria, la Sezione Aurea,
ora, è anche una funzione:
è il seno di un “angolo”, anch' esso aureo,
lo stesso che servì per la
Grande Piramide.
Di quest'“angolo”, allora,
quale il coseno e la tangente?
Ma i due numeri “gemelli” di prima!
Si scopre così che i nostri due campioni,
non senza la Sezione aurea, l'anziano seno a suggello,
sono ovunque si intersecano geometriche curve
che a lor s'addice.
Ma tutto ciò, per l'arte e la scienza,
oggi, è come se non fosse.
Una cecità e un destino:
dunque un voluto inutile “astratto”?
Ma non come quello di Pietro da Borgo!
Eppure, per conoscer l'“astratto”, (4b)
di cui s'argomenta fra gli eruditi d'oggi,
come lo potè Piero della Francesca,
se non col misterioso “Rebis” in lui, (7)
quei due “regal numeri” per far la “trinità”?
Or mi sovviene sul quel “seno” aureo,
guarda caso,
anche eccelso da far miracoli.
Che sia lo stesso dell'«Ave Maria»?
«Tu sei benedetta fra le donne e
benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù»!
Un Gesù figlio di due “padri”!
Dove potrà averlo adagiato
il geometra da Borgo?
Forse al riparo in una comoda
ed ospitale “insenatura”?
«A San Salvador»?

Illustrazione 4:
Ritratto di Luca Pacioli di autore incerto. A sinistra si vede sospeso
il discusso
rombicubottaedro.

Illustrazione 5: Piero
della Francesca: Profeta (particolare) 1459-64c, Arezzo, San
Francesco.

Illustrazione 6: Sviluppo grafico della
concezione dell'Angolo Aureo partendo dalla grafica della tradizionale
Sezione Aurea. Di qui l'identificazione trigonometrica delle tre
funzioni, seno, coseno e tangente. Il coseno e la tangente risultano
perfettamente uguali fra loro. Dal seno si perviene poi allo sviluppo
del pentagramma. Vedasi il mio studio «L'Angolo
Aureo» esposto nella rubrica di questo sito.
Note
- 2)
Omero: Odissea XIII,42.
-
3a,3b,3c,3d)
Da «Piero della Francesca gran matematico. Meglio di Leonardo»,
www.24sette.it.
- 4,4b,4c)
Il DVX dantesco, «Cinquecento, diece e cinque» (Pur XXXIII,43).
Vedasi il mio studio «Cinquecento,
diece e cinque» esposto nella rubrica di questo sito.
- 5)
Il giorno della morte di Piero della Francesca e della scoperta
dell'America.
-
6) Lo scienziato Richard P.
Feynman, Nobel della Fisica, morto nel 1988. Questi nel suo libro
«Il senso delle cose», intravede la natura dello scienziato moderno
con le seguenti parole: «Molti si stupiscono che nel mondo
scientifico si dia così poca importanza al prestigio o alle
motivazioni di chi illustra una certa idea. La si ascolta, e sembra
qualcosa che valga la pena di verificare – nel senso che è un'idea
diversa, e non banalmente in contrasto con qualche risultato
precedente – allora si che diventa divertente. Che importa quanto ha
studiato quel tizio, o perché vuole essere ascoltato. Il questo
senso non ha nessuna differenza da dove vengano le idee. La loro
origine vera è sconosciuta. La chiamano “immaginazione”,
“creatività” (in realtà non sconosciuta, è solo un'altra cosa come
l'“abbrivio”). Stranamente molti non credono che nella scienza ci
sia posto per la fantasia. È una fantasia di un tipo speciale,
diversa da quella dell'artista. Il difficile è cercare di immaginare
qualcosa che a nessuno è mai venuto in mente, che sia in accordo in
ogni dettaglio con quanto già si conosce, ma sia diverso; e sia
inoltre ben definito, e non una vaga affermazione. Non è niente
facile.».
-
7) “Rebis” in alchimia è
composto salino, cosa doppia, carattere ermafrodito, maschio e
femmina insieme. Unico essere durante la congiunzione carnale (in
senso figurato). Escremento. (dal «Dizionario di Alchimia e di
Chimica Antiquaria» di Gino Testi - Ediz. Mediterranea Roma).
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