|
www.collezione-online.it Il mondo del collezionismo a portata di mouse Vendita online cartoline, dischi, santini, filatelia, militaria, giocattoli, curiosità, libri, scripofilia e oggetti da collezione
|
|
...................... ......................
......................
|
IL SOFA’ D I PAULINE
Dialoghetto semiserio tra una principessa vanitosa e un sublime scultore
Roma, 1804, nello studio di Antonio CanovaPauline: “Non credete mon cher maitre che questo materasso sia troppo corto? O…forse è la dormeuse ad essere eccessivamente lunga per me? Che ne dite, caro maitre?”. Canova: “ Ecco principessa, ela la gh’ha solo bisogno di due soffici origlieri su cui posar il braccio per star più comoda e che riempiranno la mancanza, ecco, cussì”. Pauline: “Mercì, carissimo maitre, ora si che va bene!”. Canova: “E del resto principessa, a far la sapienza dello scultore non è forse il giusto vuoto messo a bilanciar il pieno? Il saver dosar i due con ingegno e acuta invenzion?”. Siamo ad una delle prime sedute di posa da Canova per Paolina Bonaparte, novella sposa del trentenne principe romano Camillo Borghese (le loro nozze si sono celebrate nell’agosto del 1803). Ora è pieno inverno e nello studio luminoso e ben riscaldato dell’artista la venticinquenne Paolina, piccolina e grassottella ma, a dire di tutti, frivola e vanitosissima, si è appena dolcemente accomodata – nella posa richiesta dal maestro – sul canapè ornato di bronzi dorati, in perfetto stile impero, appositamente allestito per lei e, in scarsi e drappeggiati – quanto classici panni – si appresta a fare da eccezionale modella allo scultore più celebrato e amato del secolo che inventerà per lei la più ambigua delle metamorfosi poetiche che la scultura ricordi. Antonio Canova - che le siede di fronte - disegna su un album i primi studi di quella che sarà la sua più famosa statua che andrà ad arricchire la già celeberrima collezione Borghese. P. “Camillo ha voluto assolutamente che fossi ritratta da voi maitre, il più classico degli scultori moderni. Carissimo maitre, voi siete, vraiment, davvero, il più antico scultore vivente, d’après ce qu’on raconte! Tutti lo dicono! Le vostre statue sono le uniche a poter stare accanto a quelle antiche! Il papa lo ha capito e infatti le vostre opere al Vaticano stanno benissimo – meme mieux! – persino meglio del Laocoonte e dell’Apollo che il mio adorato fratello, l’Empereur, ha portato con sé a Parigi. I pugilatori e il giovane Perseo sono una delizia! Hanno tutta l’aria di perfette e intatte antichità appena appena ritrovate in uno di quei portentosi e fortunati scavi della moderne archéologie, non credete?”. C. “Grazie principessa, xe vero e ghe dirò: lo sforzo che ho fatto nel realizzarle xe stà proprio quello di immaginare come un artista antico le avrebbe scolpite. Ricreare in loro lo spirito del passato attraverso i loro atteggiamenti, le espressioni e i moti dell’animo”. P. “Oui maitre, lo sappiamo tutti che voi siete très, très, molto attento agli affetti, ai sentimenti…”. C. “Sì, principessa xe proprio cussì, io non posso lavorare se non… per amore”. P. “Voilà, l’amour, l’amour, ecco, l’amore, l’amore: visto che avevo ragione io mon ami? Non potevate assolutamente ritrarmi come Diana come avevate pensato! Una dea così selvaggia e crudele, senza un briciolo di sentimento d’amore! Non mi somiglia affatto! Oui, un peu d’amour! Volete forse paragonarla a Venere? La dea più amorevole e sensuel che ci sia; anche Paride lo sapeva bene! Avreste sicuramente avuto delle difficoltà, che certainement non avrete invece ora, con il mio ritratto – moulée sur nature – modellato al naturale nei divini anche se…effettivamente… scarsi, ma…- in compenso - immortali panneggi!”. C. “Oh! Scusate principessa, è sufficientemente caldo qui? Sentite forse freddo? Lo studio xe molto grande e xe un poco difficile riscaldarlo per bene; la me despiase assae che ela dovaria sofrir per mi!”. P. “Oh, mon dieu, soffrire?! Mon ami, ma niente affatto, pas du tout! Mi sento così bene e a mio agio su questi candidi lini! Qui con voi, così charmant, così… affascinante e aimable, un uomo veramente amabile, non come Camillo, mio marito!”. C. “Grazie principessa, me consolo, siete squisita, oltre che molto bella….Ma il principe ha dimostrato grande amore per voi chiedendo questo ritratto! ”. P. “Credete? Quest’opera non metterà a disagio, non creerà scandalo?”. C. “Il principe la desidera per la sua ammirazione personale, cussì me gh’ha ditto; e io d’altra parte le darò tutta la naturalezza di una dea antica, anche se…molto… molto umana!”. P. “Oui, sono certa che sarà magnifica, ma… Va savoir pourquoi, chissà perché… ma, ho creduto …à vrai dire maitre… a dire la verità maestro, ho sentito che la vostra statua, exceptionnel, dovrebbe…dovrebbe… Dovrebbe risarcire la perdita …”. C. “La perdita? Di cossa, madame?”. P. “…Eh… bien…bien…Di ben duecentocinquanta marmi della collezione, che il mio generoso fratello acquisterà! Oh, mon dieu! Vi stupite?! Non ditemi che non lo sapevate mon cher maitre!?”. C. “Me maraveggio, no xe possibile! Tutti quei capolavori! Una raccolta tra le più belle!… ”. P. “Oui, oui, Mon cher maitre! Ma Camillo è costretto… dalle sue…come dire… finances en très mauvais état…oui, le sue finanze in così cattivo stato!”. C. “L’imperatore farà cussì forse per limitare i danni e lasciare le opere in famiglia!?”. P. “Mah! Non so, ho sempre avuto il sospetto che questo mio noble mariage… ”. C. “Che volete dire principessa?”. P. “Napoleone e Giuseppe, l’altro mio adorato fratello, hanno tramato molto con i legati pontifici e altri diplomatici; sapete maestro, vi faccio una confidence, la nobiltà romana teneva molto ad imparentarsi con l’imperatore, e lui…lui, che doveva fare? Li ha accontentati! È una vera, brillante vittoria della diplomazia imperiale, non è vero!?… A mie spese naturalmente. Mah!….Patience!… Che ne pensate mon cher maitre? ”. C. “Oh, mi… mi…mi no so…mi no me intendo de politica…ma se xe cussì come mi dite, me despiase, me despiase molto per madame, se ela la xe scontenta!”. P. “Oh oui, un po’ sì, maestro, e triste, molto triste; sono stata più felice col generale Leclerc, ma lui… lui ha fatto la sciocchezza di morire, laggiù a San Domingo! Mah!…Mah!…Mah!….Ma l’imperatore mi ha consolata regalandomi una corbeille nuziale di gioielli fabuleuse, fa-vo-lo-sa, che insieme ai diamanti di Camillo mi fanno la donna più invidiata del momento! Dovrei essere soddisfatta, non credete?… A proposito maestro potrò indossare qualcuna delle mie preziose gioie mentre poso per voi?”. C. “Veramente principessa, io pensavo a qualcossa di più sobrio…un semplice nastro tra i capelli… e forse una sola zogia al braccio destro che sorreggerà la vostra bellissima testa, ecco, cussì, come state ora”. P. “Oh! Che peccato maitre, non vi sembra un po’ poco per una dea?”. C. “Ma si tratta di Venere, principessa! La più bella di tutte! È sufficiente la sua venustà, ogni gioiello sarebbe superfluo!”. P. “Oui, mon cher maitre, avete ragione, come sempre, penso anch’io che sarà sufficiente la mia bellezza!… Uhmmm!!… Ma che parfum qui nel vostro studio! Doux, doux! Joli, joli! Agréable! Très agrèable, tutte queste violette! Che pensiero gentile, sono tutte per me!? Mon cher maitre siete extraordinaire, straordinario, come avete fatto a trovarle?! Siamo ancora in pieno inverno!!”. C. “Ah! principessa, questo xe un mio piccolo segreto. Accolgo sempre cussì tutte le mie ospiti!”. P. “A proposito di ospiti, ho saputo che voi ricevete molto e sempre – o quasi – belle donne, ah! Maitre, maitre!”. C. “Oh, sì, sono tutte belle e virtuose creature, anime del Paradiso! Io dono loro stampe, oggettini, fiori, fiori, soprattutto violette…molte, molte violette”. P. “Ma che farfallone che siete mio caro maitre! Questo si dice di voi: che avvicinate con entusiasmo le donne belle, molto belle e famose e poi….poi…. fuggite! Le ammirate, le esaltate ma poi…vi ritraete; e il bello è che siete molto, molto amato lo stesso! Come fate?! A quel che dicono si tratta di una sorta di complicità che voi avete con le donne una merveilleuse complicità, che affascina, perché insolita e perciò gradita, molto gradita… Ma la malice, la malizia delle malelingue… beaucoup de gens disent que, molti dicono che ….e voi mon cher maitre …che mi dite?”. C. “ Mah! No so cossa dir…. Mi sono sincero….mi no odio nisun! Lasciate, lasciate che dicano!”. P. “Avete ragione, parfait, perfetto, mon cher maitre! Farò anch’io così, come saggiamente fate voi. Però è irritante, non tutti comprendono le esigenze di una donna libera, sapete? Scambiano il fascino personale, il talento per l’anticonformismo e per l’indipendenza con non so cosa. È veramente triste e avvilente tutto ciò, non è vero maitre? Voi potete capirmi! Comunque mon cher, il vostro genio è sublime e immortale e io diventerò immortale con lui e soprattutto grazie a lui. Sarò una vera diva. Vedo già che nel futuro – quando non ci saremo più da un bel pezzo né io né voi – ci sarà chi mi vedrà e proverà invidia (le donne!) passione (gli uomini!) ammirazione (gli amanti del bello) e sono sicura che ci sarà anche chi, effronté – molto, molto sfrontato – si accomoderà qui, seduto dietro di me sul sofà…in bilico e incurante della glaciale schiena…mi sussurrerà qualcosa all’orecchio….Poi sarà tentato di toccare le braccia e i capelli…. Mi farete le carni rosee col minio mon cher, come le gote e il sorriso della Ebe scolpita per Josephine? Très critiqué! Criticatissimo! Molti hanno avuto da ridire su questo, lo sapete; très stupide! Io invece lo trovo génial, veramente geniale! Far sembrare viva e vera – portrait d’après nature – più vera del vero, una donna di… marmo!… Alors, mon cher maitre, ditemi, che cosa scolpirete prima di me? La figura, la testa? O il materasso di lino e seta dove sono distesa?”. C. “Ma principessa! Me maravegio de vu, oramai dovareste saverlo! La testa! La testa! Sarà la testa che scolpirò per prima!”. P. “ E perché mai, mon cher? Tutti dicono che ho la tete trop légère!”. C. “Non scherzate madame! Scolpirò la vostra testa perché…perché io devo… inamorarme del mio lavoro…..io… io no podaria lavorar si no… per amor!”. P. “Bien, bien, mon cher maitre, ora credo proprio che assaggerò questa splendida mela!”. Forse le conversazioni tra Canova e Paolina durante le pose non si sono proprio svolte così, tra rivelazioni e confidenze, come questo breve testo riporta, ma alla fantasia piace molto crederlo. Ciononostante e anche a dispetto delle voci contemporanee che dipingono una Paolina bella sì, ma fatua e vanitosa, occorre dire che fra tutta la sua numerosa e pittoresca parentela – i cosidetti napoleonidi, tutti chi più chi meno degli sfacciati opportunisti – fu la sola che seguì il fratello nell’esilio all’Elba e ne condivise in pieno la disgrazia. Sarà per questo - oltre la straordinaria opera che per sempre la ricorda e che si trova tuttora nella magnifica collezione alla Galleria Borghese di Roma - che Pauline, ovvero Maria Paola Bonaparte, suscita immediata simpatia. Quanto ad Antonio Canova non fu soltanto il sommo scultore che tutti sanno, degno di stare accanto a Michelangelo nel paradiso degli artisti, ma un uomo dal carattere schivo, gentile e generoso capace di atti determinati e coraggiosi come quando, in grazia del suo enorme prestigio, riuscì nella difficile missione di recuperare le opere d’arte che i francesi avevano requisito a Roma a seguito del trattato di Tolentino. Vero esempio ante litteram di tutela del patrimonio artistico nazionale. |
...........................
...........................
Sta per sorgere un nuovo sole!
..........................
|