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I MOSAICI DI PRAMPOLINI E DEPERO ALL’EUR

 

 

A Roma, nel moderno quartiere dell’Eur, tra la piazza Guglielmo Marconi e il viale della Civiltà Romana lo scenografico scorcio prospettico è dominato dai monumentali porticati a giorno fungenti da raccordo fra i due edifici simmetrici e affrontati del Palazzo delle Scienze e del Palazzo delle Tradizioni Popolari, le cui ali terminali – costituenti gli avancorpi dei portici – portano su di sé due grandi arazzi musivi datati 1942.

Il loro significativo posizionamento interrompe la rigidità delle strutture architettoniche perentoriamente geometriche, modulando luministicamente ed esaltando spazialmente le superfici troppo dure e nette con effetti coloristici e formali vivi: la consonanza dei mosaici con i moduli architettonici infatti consente la reciproca trasmissione di valori plastici tra progetto architettonico e segno musivo.

Le note coloristiche offerte dalla mutevolezza cromatica notevole, data dal variare della luce nelle ore del giorno e delle stagioni, come degli spostamenti dell’osservatore e dai riflessi e rimandi sfavillanti delle tessere in una dinamica ambientale e atmosferica, concorrono a determinare efficacemente lo spazio.

Le due opere create da Depero (Le Professioni e le Arti) e Prampolini (Le Corporazioni) si pongono come contatto attivo in un ideale terreno d’incontro tra architettura e arti contemporanee in una sintesi collaborativa tendente ad esaltare il ruolo artistico autonomo e originale del mosaico dei nostri giorni come fondamento estetico funzionale.

Fortunato Depero (1892-1960) e Enrico Prampolini (1894-1956) protagonisti insieme a Boccioni, Balla e altri, di quello che fu il primo movimento d’avanguardia italiano del XX secolo, il Futurismo, fondato nel 1909 da F.T. Marinetti, furono entrambi interpreti riconosciuti anche del cosidetto secondo Futurismo.

Depero propugnatore dell’arte totale e Prampolini inventore del termine “polimaterico” si rivolsero alla tecnica del mosaico poiché poteva offrire esiti nuovi nell’ambito delle ricerche e delle sperimentazioni d’avanguardia.

E quindi, coerentemente con il loro ruolo di artisti di punta delle correnti più avanzate, ribaltarono efficacemente con queste due brillanti prove il tradizionale ruolo decorativo del mosaico per farne il protagonista di un luogo definito proprio dalla sua presenza.

Enrico Prampolini, Le Corporazioni, 1942

Fortunato Depero, Le Professioni e le Arti, 1942

(foto Maria Cristina Giammetta)

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