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Casa Batllò di Antoni Gaudì Metamorfosi di una immaginaria creatura fossile in straordinaria architettura musiva “Originalidad es volver al origen” (L’originalità è tornare alle origini) Antoni Gaudì All’intensa luce meridiana la facciata di questa casa - che come la maggior parte delle opere di Gaudì ( ricordando le più note: il Park Guell e la Sagrada Familia) si trova a Barcellona, situata sul Passeig de Gràcia non lontano dalle più famose “ramblas”- rivela l’origine della madreperlacea, rilucente iridescenza notturna. Un mosaico di pasta vitrea riveste completamente la superficie esterna lievemente ondulata della casa. Duecento dischi di diverse dimensioni e colori fatti della stessa materia del fondo ma da esso emergenti in un gioco modulato di rilievi, trapuntano l’intera parete, rendendola luminescente e brillante. Al variare dell’incidenza della luce la facciata vibra di cangianti rimandi di colori che la fanno sembrare la lucida, squamosa epidermide di una strana antidiluviana creatura. Le numerose finestre guardano la strada come miriadi d’occhi protetti da improbabili palpebre ed inoltre in alto, al di sopra del sofisticato, raffinatissimo tessuto della parete-epidermide, sorge uno stupefacente tetto di maiolica, dall’apparenza di una cresta scagliosa e rigida: coriaceo, scabro carapace dell’arcaico, primordiale “organismo” sottostante. Una costolatura composta di elementi nodulari percorre il margine sommitale, a curvilineo coronamento del tetto e apice della facciata, in forma di fantasiosa struttura vertebrale. Accanto all’ondulata configurazione del tetto s’innalza una torretta cilindrica dotata di una globosa copertura dall’aspetto orientaleggiante sormontata dalla croce a quattro bracci simbolica sigla di ogni opera di Gaudì. Il rivestimento musivo di una parte del tetto e della torretta è realizzato con la tecnica detta trencadìs consistente nell’utilizzo di lacerti di ceramica policroma ricavati dalla frammentazione di piastrelle riassemblati poi, seguendo una trama irregolare e apparentemente casuale, nella coerente ricopertura delle superfici curve. Anche il gruppo dei camini che si trova alle spalle della cresta del tetto è realizzato in questo modo. Gaudì coadiuvato da un suo dotatissimo collaboratore, Josep Maria Juljol, aveva fatto di questa tecnica del trencadìs lo strumento pratico privilegiato per la messa in opera delle sue inaudite creazioni musive. L'amore per il lavoro manuale e la volontà di recupero di tecniche artigianali antiche e tradizionali giungeva al punto di utilizzare anche tutto ciò che era rifiutato, abbandonato, scartato. Gaudì e Juljol facevano uso, nel comporre i mosaici in trecandìs, addirittura di pezzi di tazze e piatti, in una sorta di anticipazione dell'invenzione del collage. Tutto ciò era naturalmente sostenuto da un’estrema padronanza delle tecniche costruttive e da una visione eccezionale, oltre che sperimentale, dell’aspetto decorativo che ha consentito ad Antoni Gaudì il superamento, attraverso una geniale sintesi, di innumerevoli stili e tendenze. Sarebbe facile infatti ravvisare nelle sue sorprendenti libertà formali reminiscenze di stili storici trascorsi: dalla riscoperta del Medioevo tipica degli ultimi anni del XIX secolo, ad una certa neobarocca esuberanza; ma l’architetto catalano va oltre; oltre lo stile neo-mudejar tipico dell’epoca - suggestiva commistione tra gusto islamizzante e gusto occidentale - va oltre nell’uso degli “azulejos” (le piastrelle ceramiche del rivestimento decorativo) che nella sua fertile ed esuberante espressività – risaltata dalle soluzioni tecniche audacissime - rimodellano, sotto forma di eclettico mosaico, le linee e le forme nate da un’idea dell’architettura totalmente personale, forse ingenua ma insieme unica e prodigiosa, a tratti temeraria e spregiudicata. Con l’inesauribile novità delle sue invenzioni costruttive e decorative – come qui nella casa Batllò - Gaudì ha dimostrato che il linguaggio architettonico moderno può avere possibilità poetiche notevoli se non è “congelato” e costretto unicamente in motivazioni meramente utilitaristiche. Dice G.C. Argan a proposito di Gaudì: ” Anche la città, come la immaginano i primi urbanisti, è utopia: concreta è la città vivente, nel suo caso Barcellona…….. Astratto è lo spazio, concreto il luogo: l’intensità plastica e coloristica delle forme di Gaudì dipende dal fatto che sono immaginate per quel sito, quella luce, quella gente.”
Alcune note: Gaudì realizzò Casa Batllò tra il 1904 e il 1906, come intervento di ristrutturazione di un precedente edificio, nel quadro del rinnovamento ed ampliamento urbanistico della città iniziato nella seconda metà dell’’800. Appena completata fu ribattezzata “casa delle ossa” per alcuni particolari architettonici della tribuna del piano nobile rammentanti gigantesche giunture osseo-cartilaginee. Ben visibili i duecento dischi musivi policromi costituenti il tessuto murario della facciata. I camini di casa Batllò costituiscono un gruppo lavorato in tecnica trencadìs posto alle spalle della cresta loricata del tetto. Il loro aspetto rustico come di “non finito” rende bene il significato del termine trencadìs, che vuol dire fragile, precario, oltre che spezzettato. Anche il grande spazio interno che contiene le scale e che origina due cavedi intercomunicanti, perché raccordati dai pianerottoli, è come un’altra facciata. Il rivestimento ceramico è stato da Gaudì dosato cromaticamente: il cambiamento di intensità – ovvero la graduazione dall’azzurro profondo della parte superiore in cui il colore è più scuro per compensare la luce che penetra dal grande lucernario, al quasi bianco della zona inferiore – ripartisce in modo uniforme la luce.
Questo spazio sorprendente, che somiglia ad una scatola foderata, è un esempio di straordinaria coerenza e razionalità raggiunte da Gaudì attraverso l'uso magistrale di una delle qualità insite nel mosaico: essere un veicolo di luce e perciò la base fondante di una visione luministica dello spazio.
Casa Batllò di Antoni Gaudì, visione notturna. |
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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