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SOTTO
IL TITOLO NIENTE
Tre
metri in fondo sono una distanza colmabile, ovvero non insuperabile.
Anche se fossero al di sopra delle nuvole ed oltre. Sono e rimangono una
misura ed una dimensione umana.
Non
so francamente come a volte la suggestione di un titolo per un romanzo o
per un film possono trarre così in inganno.
Perché
in questa epopea senza nerbo né succo rinchiusa in un Gran Raccordo
Anulare mai così amebico e senza traffico nell’anima, beh, anni luce
separano lo scritto da un capolavoro.
Ne
provo a farmene una ragione con Babj e Step, i due protagonisti di
questo (diciamo) romanzo, due adolescenti come tanti, più di tanti,
eppure privi di sangue nelle vene, quasi fossero stati risucchiati da un
vampiro del conformismo.
Perché
la storia è tutta qui. Banalissime schermaglie di due adolescenti in
balia degli ormoni e vittime di una penna da telenovela, non da
narratore.
Ok
Step, ti confesserò, dalla prima all’ultima pagina assomigli ad un
cavaliere medievale, principe poco principesco ma principale
protagonista maschile in questa saga di bori e squinzie che cavalca
maestosamente la sua moto da so- tanto- figo come se fosse Furia il
cavallo del west.
Ma
non riesco a provare un brivido, un’ebbrezza, un saliscendi o
un’impennata.
Perché?
Perché
in svariate centinaia di pagine non metti mai benzina, né alla moto né
ai tuoi sentimenti da Candy Candy versione androgina, se fossi Moretti
ti urlerei contro “fa qualcosa, di destra di sinistra, di centro, ma
facci vivere qualcosa, due metri di strada, una curva di emozionale ...
“
Sei
fortunato Step.
Hai
grana per mangiare e bivaccare in questa Roma spenta come uno stereo
rotto, che scorrazzi all the day and all the night
senza che nessuno freni la tua predestinazione ad essere figo qui
e forever.
Non
amo la violenza, ma ho sperato vanamente di vederti almeno un graffio,
anche se sei Ursus da Torpignattara, ma insomma, dai, un pugno
ricevuto… dai, fatti qualche graffio, sarai figo lo stesso,
promesso.
Bello
e impossibile, impossibile da leggere, impossibile da credere.
Io
non ti credo Step.
Perché?
Perché
sì. Non sono medico, ma desidererei conoscere il tuo encefalogramma.
Lo
immagino piatto. No, non sei stupido. Magari sei
intelligentissimo.
Perché
sei banale, assente, non esisti, solo per questo.
Allora
Babj vorrei almeno provarci con te... mia cara Babi non va.
Non
ci provare con me. Non mi scandalizzo certo alla tua fame per magliette
griffate, posso pure provare a ad ingurgitare a mozzichi e bocconi i
tuoi ragionamenti piegati come una camicia stirata, le tue ossessioni da
donna già fatta, inesorabilmente di sangue blu, upper class e senza
grandi necessità vitali, ma per favore se ami gli U2 dimmi come si
chiama quella canzone. Perché messi lì così possono essere anche i
Cugini di campagna o i Pooh ancora con Riccardo Fogli. Non hanno vita
questi tuoi rockettari e, per favore, questo non lo puoi fare, non ti
sarebbe permesso in qualunque altro romanzo generazionale.
Ne
dovrei parlare ai tuoi, ma,già, loro basta che giochino a carte, non
sentono, non vedono, non parlano, né con te né con nessuno, sono il
silenzio fatto persona, anzi fatto macchietta, piccole macchie di
inchiostro tirate su dalla scrittura opaca di Federico Moccia, il tuo
pallido inventore.
Oh,
certo, hai un bel segreto. Riesci a metterti la divisa da collegiale
degli anni sessanta e a presenziare a scuola quando in realtà trascorri
notti fuori che durano più
o meno una settimana...ma in queste botte di vita stile alternativo ti
perdi e non ti ritrovi più in cose da vecchi, le corse su moto per vie
come l’olimpica le facevano su easy rider e sul finire degli anni
sessanta, ora no, ci sono altri circuiti, altre voglie, altri modi di
perdere tempo convinti che il tempo prima o poi ti ritroverà.
Crescerai
un giorno, Babj?, Speriamo. Anche a te prescrivo cure e sarei quasi
ansioso di avere il tuo ultimo elettrocardiogramma, per una
conferma.
Darebbe
assenza di segnale, assenza di cuore, perché ami senza sussulti, senza
rabbia, senza calore. Sei un'innamorata al sapore di polistirolo e, mio
dio, sei appena un adolescente.
Testo
perfettamente didascalico, assolutamente rassicurante, ottimo anestetico
per il cervello e la sete di conoscere e la fame di emozioni. Una epica
sdolcinata on the road de noantri "poca" e quasi sciatta. Eppure ormai un cult generazionale, con
ristampe varie ed eventuali e addirittura una versione filmica peggio
del romanzo.
Eppure
qui di giovane c’è poco o niente, di sogno o sognante, di vibrante
c’è solo il titolo. |