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"Il dono di Humboldt" di Saul Bellow
(G/SCA/NARR/0113)
Romanzo Rizzoli ed. 1977. Traduzione
Pier Francesco Paolini. Copertina rigida più sovraccoperta. Pagine 483.
Nessuna pagine mancante. Come da fotografia.
"E' grosso modo il libro comico sulla
morte". Così lo stesso Saul Bellow ha definito - in un'intervista a
Newsweek - il suo ultimo, attesissimo, celebrato e discusso romanzo.
Giunto alla maturità, il protagonista Charles Citrine - coetaneo e in gran
parte alter ego dell'Autore - si trova sbalzato, da un mondo di
quasi-certezze e di quasi-sicurezza (in primo luogo quella offerta dal
denaro, "linfa vitale della società") in un pantano di dubbi, di rimorsi
metafisici e preoccupazioni pratiche. Le sue giornate sono una congerie di
buffe assurdità. E' attaccato da ogni parte: l'ex moglie lo cita in
tribunale per spolparlo, l'amante briga per incastrarlo in una nuova
trappola nuziale, il fisco lo tartassa, un amico imbroglione colto e snob lo
salassa. Poi ci si mette anche un gangster da quattro soldi - pazzoide ma a
suo modo affascinante - a strapazzarlo per bene, alternando fantasiose
minacce a fantastiche proposte. Se il futuro è inquietante, il passato non è
meno incerto. E', infatti, soprattutto un ricordo a non dar requie a
Citrine: quello del suo amico Humboldt, poeta dall'esordio folgorante, negli
anni Trenta, poi travolto da machiavelliche ambizioni di potere, risucchiato
nel gorgo della follia, morto in miseria in uno squallido albergo,
abbandonato da tutti, anche - ahilui - dall'amico fraterno Citrine...
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