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In questa sezione abbiamo voluto raccogliere filastrocche e vecchie poesie per bambini ma anche stornelli e dediche in rima per i più adulti. Molte di loro si sono perse nel tempo e vogliamo riproporle per mantenere viva la memoria di composizioni d'altri tempi affinché questo patrimonio, che ha caratterizzato la nostra cultura e le nostre tradizioni, non vada perso come purtroppo è accaduto per molte altre cose...

 

 

AMBARABA' CICCI' COCCO'

 

Ambarabà ciccì coccò

tre civette sul comò

che facevano l'amore

con la figlia del dottore.

Il dottore si ammalò,

Ambarabà ciccì coccò.

 

CHI FA BENE...

 

Chi fa ben sol per paura,

non fa niente e poco dura.

Chi fa ben sol per usanza,

se non perde poco avanza.

Chi fa ben sol per forza,

lascia il frutto e tien la scorza.

Chi fa ben, qual sciocco, a caso,

va per l'acqua senza vaso.

Chi fa ben per vanagloria,

non avrà mai la vittoria.

Chi fa ben per avarizia,

crescerà sempre in malizia.

Chi fa ben con negligenza,

perde il frutto e la semenza.

Chi fa ben sol per lavarsi,

troppo si ama e non sa amarsi.

Chi fa ben solo per gusto,

non sarà sano nè giusto.

Chi fa ben per puro amore,

dona a Dio l'anima e il cuore.

 

(S. Giuseppe da Copertino)

 

Coscine di pollo

 

Fate la nanna, coscine di pollo

la vostra mamma vi ha dato il gonnello

e vi ci ha messo i fiorellini attorno.

Fate la nanna, coscine di pollo.

 

Fate la nanna e possiate dormire:

il letto vi sia fatto di viole

e le coperte di panno gentile.

 

Fate la nanna: e la voglio fare,

un sonno lungo, poi mi voglio destare;

fate la nanna: e la nanna faremo,

un sonno lungo e poi ci desteremo.

 

Fa' la nanna, fa' la nanna

questo bimbo della mamma.

 

Filastrocca del sole

(da un canto popolare)

 

Solicino vieni,

t'aspetta il cavaliere,

il cavalier di Roma

che ha  persa la corona:

 

corona d'oro,

d'oro e d'argento

che costa cinquecento;

centocinquanta,

 

la gallina canta:

canta la gallina,

risponde Serafina;

Serafina sta in finestra

 

con tre corone in testa.

Passa il fante

con tre cavalle bianche;

bianca la stella,

 

bianco lo straccale;

la padrona è bella:

bella bella è la padrona,

brutta brutta la garzona!

 

 

QUANTE BELLE FIGLIE MADAMA DORE'

 

Oh, quante belle figlie Madama Doré

oh, quante belle figlie.

Son belle e me le tengo scudiero del re

son belle e me le tengo!

Il re ne domanda una Madama Doré

il re ne domanda una.

Che cosa ne vuol fare scudiero del re

che cosa ne vuol fare?

La vuole maritare Madama Doré

la vuole maritare.

Con chi la maritereste scudiero del re

con chi la maritereste?

Col principe di Spagna Madama Doré

col principe di Spagna.

E come la vestireste scudiero del re

e come la vestireste?

Di rose e di viole  Madama Doré

d rose e di viole.

Prendete la più bella scudiero del re

prendete la più bella.

La più bella lo già scelta Madama Doré

la più bella lo già scelta.

Allora vi saluto scudiero del re

allora vi saluto!

 

STELLA STELLINA

 

Stella stellina

 la notte si avvicina

la fiamma traballa

la mucca è nella stalla.

La mucca e il vitello

la pecora e l'agnello

la chioccia coi pulcini

la mamma coi bambini.

Ognuno ha la sua mamma

ora tutti fan la nanna.

 

 

Io sento una vena cantare

limpida e viva tra i sassi,

un agnellino belare,

risuonare i primi passi

d'un bimbo nel Cuore divino,

vedo fiorire il mattino,

mutarsi in gemma il mio pianto:

oh, la terra è tutta in canto!

 

(L. Nason)

 

IL MESE DELLE SPIGHE D'ORO

 

Ecco è piena la spiga

e la falce è nel pugno;

il buon sole di Giugno

rallegra la fatica.

E la canzone sale

dal campo del lavoro,

e s'accompagna a un coro

stridulo di cicale.

 

(Marino Moretti)

FEBBRAIO

 

Vien febbraio

mese gaio

che folleggia

che passeggia

con la maschera sul viso,

con la celia, col sorriso

che fa chiasso per le strade

mentre ancor la neve cade.

 

(Malfatti-Petrini)

 

FILASTROCCA DEL RISPARMIO

 

(da un settimanale del 1952)

 

Qui comincia la filastrocca.

Se c'è poco, poco ti tocca,

ma se il poco serberai,

presto o tardi molto avrai.

Poche briciole non fanno un pane,

molte briciole sazian la fame;

un granello non è molto,

molti granelli fanno un raccolto.

Pochi chicchi non fanno vino,

molti chicchi riempiono il tino.

Un filo d'erba non è nulla,

ma senz'erba la terra è brulla;

metti un filo e l'altro a lato:

filo più filo formano un prato.

Di una pietra nessuno si cura,

con molte pietre si fanno le mura

e se un seme è poca cosa,

molti semi dan frutti a iosa.

Una lira nessuno l'apprezza,

ma è il principio della ricchezza;

con ogni lira risparmiata,

la ricchezza vien seminata;

quanto più risparmierai,

tanta più ricchezza avrai.

Perché il seme frutti bene,

procedi come si conviene:

Prendi un bel salvadanaio

e ogni giorno mettine un paio.

Quando è pieno, per vuotarlo

corri alla Cassa di Risparmio,

il libretto che ti vien dato,

segna il gruzzulo seminato.

Là quel seme dà buon frutto,

caschi il mondo non va distrutto,

cresce, s'ammucchia e nessuno lo tocca.

Qui finisce la filastrocca.

 

SOGNI

 

Quando un bimbetto dorme, intorno intorno

al suo lettino vaporoso e bianco

quattro angioletti vegliano, aspettando

che muoiano le stelle e nasca il giorno.

 

Stanno lì chini, con gli occhietti in giù,

bisbigliandogli magiche parole...

Son questi i sogni... Quando spunta il sole,

aprono l'ali, e tornano lassù.

 

(A. Gabrielli)

 

FEBBRAIO

 

Molto e molto tempo fa, Gennaio, Febbraio e Marzo avevano trenta giorni ciascuno..

Febbraio era un monellaccio e giocava volentieri.

Una volta perdette una forte somma.

La chiese in prestito a Gennaio; ma questi volle in compenso un giorno.

Febbraio fu costretto a darglielo.

Un'altra volta ancora perdette un'altra forte somma.

La chiese in prestito a Marzo; ma anche questi volle in compenso un giorno.

E anche questa volta Febbraio fu costretto a darglielo.

Così Gennaio e Marzo hanno trentun giorni e Febbraio è rimasto con ventotto.

 

 

 

Quando talor frattanto

forse sebben così

giammai piuttosto alquanto

come perché bensì.

Ecco repente altronde

quasi eziandio perciò

anzi altresì laonde

purtroppo invan però.

Ma se persin mediante

quantunque attesoché

ahi! sempre nonostante

conciosiacosaché.

 

(Pietro Coccoluto Ferrigni)

 

 

 

IL RE TRAVICELLO

 

Al Re Travicello

piovuto ai ranocchi,

mi levo il cappello

e piego i ginocchi;

lo predico anch'io

cascato da Dio:

oh comodo, oh bello

un Re Travicello!

Calò nel suo regno

con molto fracasso;

le teste di legno

fan sempre del chiasso;

ma subito tacque,

e al sommo dell'acque

rimase un corbello

il Re Travicello.

Da tutto il pantano

veduto quel coso,

- E' questo il Sovrano

così rumoroso?

(S'udì gracidare).

Per farsi fischiare

fa tanto bordello

un Re Travicello?

Un tronco piallato

avrà la corona?

O Giove ha sbagliato

oppur ci minchiona:

sia dato lo sfratto

al Re mentecatto,

si mandi in appello

il Re Travicello.

 

(Giuseppe Giusti)

 

 

 

IL GIOCO DEL LOTTO

 

Il gioco in complesso

è un vizio bestiale,

ma il lotto in se stesso

ha un che di morale:

ci avvezza indovini,

pietosi di cuore;

diventi un signore

con pochi quattrini...

 

Per dote sperata

da pigra quintina

la serva piccata

fa vento in cucina;

la pappa condita

cogli ambi segnati

sostenta la vita

di mille affamati...

 

Ah, viva la legge

che il lotto mantiene:

il capo del gregge

ci vuole un gran bene:

i mali, i bisogni

degli asini vede,

e al fiero provvede

col Libro dei sogni.

 

(Giuseppe Giusti)

 

 

 

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