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LA CAPPELLA SPADA IN SAN GEROLAMO DELLA CARITA’Un piccolo capolavoro del più grande architetto del barocco romanodi Maria Cristina Giammetta La chiesa di San Girolamo della Carità a Roma cela in sé un’opera solitamente considerata minore –nella realtà non lo è affatto, sia per le eccellenti qualità formali che per lo schema originale - di Francesco Borromini (Bissone 1599- Roma 1667). Poco nota e apparentemente posta in una collocazione defilata, si situa a breve distanza fisica – rappresentandone una sorta di simbolico trait d’union – tra due delle creazioni più celebri del grande architetto ticinese: la famosissima Galleria prospettica di Palazzo Spada e la facciata dell’Oratorio dei Filippini accanto alla Chiesa Nuova. La famiglia Spada, che annoverava tra i suoi membri Padre Virgilio Spada, importante esponente della Congregazione di San Filippo Neri nonché consigliere artistico del papa, commissionò nel 1660 al genio di Bissone i lavori per una cappella gentilizia da realizzarsi in occasione del restauro della chiesa di S. Girolamo. Padre Virgilio Spada, uomo di grande cultura aperto alle idee più nuove ed esaltanti del suo secolo, fu per tutta la vita grande amico, incondizionato ammiratore e sostenitore di Francesco Borromini, di cui ebbe sempre a propugnare le opere. Il grande maestro del barocco romano era, all’epoca della realizzazione della cappella, nel pieno della sua esperienza sia umana che creativa, già noto e apprezzato architetto, e soltanto sette brevi anni lo separavano dalla tragica conclusione di una vita intensa seppure estremamente difficile. Il quasi miniaturizzato spazio, che ha costituito un ulteriore banco di prova dell’artista, appare ricchissimo e magistralmente articolato, con tipologie fuori dai consueti codici a ulteriore dimostrazione della grandissima attitudine del geniale architetto a volgere a suo favore le difficoltà, rendendole fonte di inedite creazioni. Dedicata ad alcuni esponenti della famiglia Spada morti nei tre secoli precedenti, la cappella doveva celebrare anche la particolare devozione della famiglia al santo di Assisi ed al suo ordine; ed infatti ai lati dell’altare, in due ovali simmetrici, sono raffigurati S. Francesco e S. Bonaventura. L’eccezionalità di questo spazio sacro è tutta informata dal talento dell’autore che, volgendosi a risolvere i problemi dimensionali tramite un’apparente mancanza di forme architettoniche, propone soluzioni straordinarie sia strutturali che decorative. La totale eliminazione di una balaustra nella sua comune concezione - di separazione netta tra la cappella e il resto della chiesa - consente di interpretare i due angeli-scultura posti ai limiti dell’andito, come tramiti che offrono a colui che si avvicina l’appoggio visibile della morbida tovaglia distesa (il diaspro rigato mima con le sue venature la trama del tessuto) simbolo di accoglienza e totale offerta. L’unico gradino, ampio e smussato, che prende avvio dal pavimento interno del vano, sporge insinuandosi dolcemente nello spazio della navata. Appare allora all’osservatore l’altro straordinario, quanto fondamentale elemento di quest’opera: il decoro in commesso marmoreo. Una sorprendente pioggia di rose sembra essere caduta dal cielo su un grigio vellutato fondale. L’inusitato accostamento di colori – il grigio del marmo bardiglio e il rosa dei fiori simbolo per eccellenza della caducità della vita – rendono efficacemente conto della raffinatezza di questo particolarissimo e affascinante intarsio. Esso prosegue su, su, dilagando a rivestire interamente l’intera superficie della cappella fino a farle assumere le sembianze di un alveo di conchiglia preziosa e rara mostrante il suo interno di luminescente madreperla. L’intarsio è ovunque, senza soluzione di continuità, unificando visivamente l’ideazione dell’impianto formale alla disposizione del decoro, in un insieme che rammenta molto l’idea di arazzo o di stoffa omogeneamente trapunta e distesa a ricoprire un ambiente intimo, accogliente. Anche il simbolico e allegorico apparato iconografico entra coerentemente a far parte integrante del lavoro in commesso, come un ricamo costituisce la sostanza formante di un arazzo. I vortici di girali d’acanto della volta in monocromo, gli emblemi della famiglia (gigli, stelle e spade) riquadrati da un folto fogliame, sono i necessari, dettagliati elementi di un tutto perfettamente concluso in sé stesso, che gli antichi personaggi raffigurati sui loro palchi sepolcrali sembrano approvare soddisfatti.
Francesco Borromini (Bissone 1599- Roma 1667) - Ritratto inciso per il frontespizio dell'"Opus Architectonicum" di Padre Virgilio Spada
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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