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NOVEMBRE 2006 MADONNA delle GRAZIE di Piazza della Consolazione Consolatrix Afflictorum La Roma del Seicento è assillata da un susseguirsi di eventi drammatici: la carestia del 1648, il passaggio di eserciti armati, le epidemie ricorrenti di peste più o meno devastanti : quella meno grave degli anni Trenta e quella disastrosa del 1655-56 che mieterà ben 16.000 vittime nella città. La popolazione, che si sente assediata, inerme e indifesa di fronte a simili assalti, reagisce cercando nella pietà religiosa quella protezione e quell’aiuto che i tempi gravosissimi sembrano negarle. E dunque è proprio il Seicento il secolo che vede il maggiore rigoglio di edicole sacre: il loro potere taumaturgico insieme alle loro caratteristiche vivaci ed elaborate - i voli d’angeli e le esuberanti, a volte bizzarre decorazioni - sembrano voler allontanare le oscure e pressanti vicende umane assecondando, soprattutto nella popolazione più umile, il desiderio di ascesa spirituale come antidoto alle perpetue afflizioni. Fu posta all’esterno dell’abside della chiesa di S. Maria della Consolazione ai piedi del Campidoglio, in vista del Foro Romano quest’edicola per ricordare la pestilenza dalla quale la città era stata liberata; in essa è custodito un affresco con la Madonna delle Grazie opera di Niccolò Berrettoni da Montefeltro (1637-1682) uno dei migliori allievi di Carlo Maratta. La data della sua edificazione “Anno Salutis 1658” è incisa sulla cornice in marmo che racchiude l’immagine definita “Consolatrix Afflictorum”. Una piccola lapide più in basso, posta subito al disotto della lampada votiva, recita:” Chro Redemptori ac Sanctissimae Eius Genitrici Mariae Urbe a Pestilenzia Liberata Gloria Sempiterna”. La figura della Madonna ha fattezze piene, matronali e veste panni dai delicati e luminosi colori; sulle sue ginocchia il Bambino ha un gesto benedicente. Entrambi furono posti a protezione del vicino quattrocentesco Arcispedale di S. Maria della Consolazione (ora sede di uffici dei Vigili Urbani) che vide passare nelle sue corsie molti personaggi illustri. Rinomati chirurghi e medici oltre a notissimi santi si avvicendarono nella cura degli infermi. Luigi Gonzaga vi morì giovanissimo per aver contratto la peste trasportando sulle spalle un malato; Filippo Neri e Ignazio di Loyola vi prestavano la loro opera. Anche Caravaggio, ammalato di febbre malarica, vi trovò assistenza e rifugio. Originariamente l’edicola era circondata quasi interamente da una corona di raggi, nubi e cherubini che decoravano la tribuna, dipinti direttamente sul muro. Ora si può scorgerne una pallida traccia all’intorno di un’altra targa che ricorda un restauro effettuato nel 1787 in occasione del quale fu aggiunta l’iscrizione: “ Qui con dimessa fronte/ O passegger t’arresta/ Qui delle grazie è il fonte/ Di Dio la Madre è questa/ Mirala piangi e prega/ Che Ella a’ devoti suoi grazie non nega”.
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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