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LUGLIO 2006 MADONNA della VALLICELLA Oratorio dei Padri Filippini – Torre dell’orologio L’identificazione di uno spazio urbano Questa edicola straordinaria, dominando dall’alto dell’imperiosa torre dell’oratorio filippino la piazza sottostante, ne definisce e identifica inconfondibilmente il luogo permettendone non solo il riconoscimento - assumendo quindi il valore di segnale topografico - ma anche acquisendo il significato di elemento architettonico simbolico – unico e indispensabile – il solo adatto a conservare la memoria di antiche collocazioni iconografiche, stabilendo così la necessaria continuità con il passato, anche quello più remoto, grazie alla creazione di uno spazio di rappresentazione. Francesco Borromini (Bissone 1599-Roma 1667) autore del complesso architettonico dell’Oratorio, volle fosse posta a coronamento del suo progetto un’opera disegnata dal suo amico Pietro da Cortona (Pietro Berrettini, Cortona 1597- Roma 1669). La splendida icona che riproduce la Madonna della Vallicella fu realizzata in mosaico policromo, luminosissimo, grazie al contributo finanziario di Padre Virgilio Spada oratoriano insigne, consigliere artistico del papa, nonché amico e valido sostenitore del grande architetto ticinese. L’originalissima cornice di questa magnifica edicola borrominiana è caratterizzata da volute e nappe pendenti che inquadrano una mandorla circoscritta da un serto fiorito. La Madonna assisa in trono e frontale è effigiata come Kyriotissa o Regina, avente in grembo il Bimbo benedicente e sorreggente con lui la sfera con la croce, nella iconografia che riproduce la venerata immagine della “Madonna della Vallicella”. L’effigie quattrocentesca originaria si trovava esposta sulla strada, affrescata su una parete esterna del bagno pubblico denominato “stufa”, luogo malfamato esistente nel rione Parione nelle immediate vicinanze della chiesetta di Santa Maria in Vallicella. Nell’anno 1535 l’immagine fu oltraggiata da un sasso lanciato da mano sacrilega e iniziò a sanguinare; la devozione popolare suscitata dall’evento prodigioso da allora circondò il luogo e fece sì che l’immagine fosse successivamente segata dal muro e collocata all’interno della chiesetta – che secondo Cesare Baronio era, in Roma, la più antica dedicata alla natività di Maria – e veniva anche denominata in Puteo Albo, dal nome della contrada Pozzo Bianco di cui era sede parrocchiale. Quando poi nel 1575 questo luogo di culto ormai in rovina fu inglobato nella costruzione della Chiesa Nuova voluta da S. Filippo Neri, i Padri Filippini decisero di salvaguardare l’affresco ponendolo sull’altare maggiore, dando così continuità alla tradizione devozionale dell’antica chiesa - di cui mantennero il titolo – e assumendo a simbolo della Congregazione il dipinto in essa conservato. Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577-Anversa 1640) nel 1608 fu incaricato dai Padri di realizzare una composizione pittorica che comprendesse la venerata immagine. L’artista dipinse un tabernacolo su tre lastre di ardesia con la raffigurazione di una moltitudine di angeli e cherubini adoranti che circondano e sorreggono una mandorla girevole di rame – su cui lo stesso Rubens dipinse la Madonna e il Bambino benedicente a similitudine dell’effigie originaria – la quale per mezzo di un ingegnoso e complesso meccanismo copre o svela, a seconda delle esigenze liturgiche, l’antica icona conservata al disotto e inglobata con la sua cornice nella lastra di lavagna. A conferma della continuità iconografica Pietro da Cortona quasi cinquanta anni dopo, nel 1657, riprodusse in immagine musiva una versione del prototipo rubensiano che - elaborato e arricchito di ulteriori elementi dalla densa simbologia (la mandorla irradiante luce si riferisce alla natività della Vergine mentre il crescente lunare è una rappresentazione dell’Immacolata) - era divenuto l’emblema dell’ordine di S. Filippo Neri e quindi posto su ogni oggetto o arredo riguardante gli Oratoriani e assurto nel tempo a vero e proprio genius loci dell’antico rione romano.
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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