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GIUGNO 2006 MADONNA col BAMBINO e ANGELI Piazza dell’Orologio L’incarnazione dell’invisibile Questa edicola fu posta sul cantonale tra la piazza e via del Governo Vecchio, inserendola nello spigolo concavo della sobria cortina laterizia all’angolo nord-ovest del palazzo dei Padri Filippini, nel 1756, opera sfarzosa di due artisti romani: il pittore Antonio Bicchierai (1688-1766) e lo scultore Tommaso Righi (1727-1802). La base in pietra sottostante l’edicola è ciò che resta di una fontana prevista in questo angolo fin dal 1641, iniziata nel 1650, ma interrotta per l’opposizione della famiglia Boncompagni proprietaria del palazzo di fronte. La bella lampada in ferro battuto che illuminava quest’opera - e che era andata nel tempo perduta - è stata ripristinata nel corso del recentissimo restauro per il Giubileo 2000 che ha reso splendida questa Madonnella. Elegante ed equilibrata creazione in cui la cornice di stucco romano pur di grandi proporzioni, non soffoca, nascondendolo alla vista, anzi esalta, il dipinto dai toni intensi, caldi e smorzati, felice e armonico connubio con il luminoso nitido candore del gesso. Questo fastoso tabernacolo affascina l’osservatore per più di una ragione. La sua collocazione ad una altezza non eccessiva sulla strada ne consente la visione agevole e soddisfacente in tutti i suoi particolari: dal baldacchino a nappe e pendagli che lo ripara, alla elegante plastica d’instabile grazia delle figure che lo animano. La creazione - di felice e grandioso dinamismo - lascia supporre all’immaginazione di chi guarda cosa avverrebbe se i due magnifici angeli, che sembrano appena giunti a sostenere l’affresco durante un loro strepitoso volo, animandosi improvvisamente, portassero a compimento il gesto da loro appena accennato. Il gesso, lo stucco romano, mette qui in forma e in scena sia la materia impalpabile, soffice e inconsistente delle nuvole sia l’impossibile – perché irreale, virtuale –apparenza di presenze alate, ospiti straordinari sorpresi in una a dir poco vertiginosa, spericolata incursione nel mondo. La subitanea comparsa di questo universo numinoso lattescente e splendido, per chi si trovi a passare accanto a questa edicola, non può quindi che far rimanere “di stucco”. Il riuscito accostamento tra la candida cornice e l’affresco fa risaltare entrambi. Mentre il gesso esclude da sé i colori rivelando nel gioco allusivo di luce-ombra ogni sfumatura – ora in raffinate e delicate modulazioni ora in taglienti e nette variazioni dell’ombra nelle pieghe e nei tortuosi anfratti dei modellati - le calde tonalità del dipinto dai tratti pieni e dolcemente morbidi bilanciano e riscaldano l’algido nitore dello stucco. La leggerezza e levità suggerita dal moto ascensionale dell’intera composizione - rispettante in pieno i canoni barocchi di grazia festosa delle tradizionali pale d’altare elaborate per le chiese romane - la rendono appropriato ed elegante complemento del magnifico complesso architettonico borrominiano dell’Oratorio della Congregazione di San Filippo Neri.
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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