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DICEMBRE 2006 La MADONNA dell’ARCHETTO Piazza Fontana di Trevi L’estate dei prodigi premonitori Il rione Trevi vanta la presenza sulla magnifica piazza della fontana più famosa nel mondo e insieme ad essa della più nota Madonnella. Il dio marino che domina dall’alto incedendo vittorioso sul suo cocchio tra luminoso candore di marmi e gran fragore d’acque occupa vistosamente la scena della teatrale piazza di Trevi, ultima spettacolare rappresentazione del Barocco: ma - seppure in angolo, apparentemente isolate e marginali - altre presenze sono altrettanto fascinose e partecipano all’effetto di eccezionalità del luogo. Su un alto basamento due angeli giovanetti procedono portando una raggiera stellata che silenziosamente presentano al mondo. Le due figure alate a grandezza naturale avanzano leggere dall’alto del podio d’angolo di Palazzo Castellani tra via della Stamperia e via del Lavatore: sono gli angeli dinamici ed eleganti che muovono incontro a chi guarda presentando una fastosa raggiera solare ornata di stelle con al centro un’immagine della Madonna dell’Archetto. Qui, di fronte alla rumorosissima e famosissima fontana (sono noti ormai a tutti i suoi trascorsi cinematografici) - icona tra le icone più vedute di Roma - ad uno dei margini del quadrivio più frequentato della città, questa edicola di Sette-Ottocento stupisce per le dimensioni e per la bellezza delle figure dalle movenze sciolte con i panneggi verosimilmente mossi dall’impeto del loro stesso procedere mentre offrono, come in processione, il piccolo dipinto, immagine posta a ricordo di un evento straordinario. Erano circa le undici del mattino di sabato 9 luglio 1796 quando Antonio Ambrosini, per strada, cominciò a sentire le prime voci sul movimento degli occhi della Madonna dell’Archetto. Avvicinatosi all’edicola, ancora senza folla, poté assistere al prodigio. Racconta nella sua testimonianza:” Poiché osservai che non più si vedeva la luce di amendue gli occhi, ma bensì che la palpebra superiore erasi abbassata ed unita colla palpebra inferiore, sicché presentava una perfetta chiusura d’occhi…mi posi le mani agli occhi, li chiusi per brevissimo spazio di tempo, indi nuovamente tornai ad aprirli; ed avendoli fissati negli occhi di Maria Santissima, mi avvidi benissimo che questi ancor rimanevano serrati; ma nell’istante appresso si aprirono, essendo tornate le palpebre superiori nel loro sito, e presentandomisi alla vista le luci di quei santissimi occhi. E fu così visibile e sensibile questa apertura, che io non posso spiegarla con altri termini più propri, se non con dire, che allora quella S. Immagine fece una spalancata d’occhi…”. L’immagine, dipinta nel 1690 su tegolone da Domenico Muratori (1662-1749) della Scuola dei Carracci – che su commissione della marchesa Mellini Muti Savorelli, la copiò da un’immagine di proprietà di suor Ersilia Mellini, monaca cappuccina delle Barberine – si trovava entro un’edicoletta sotto l’arco situato tra palazzo Casati e il fabbricato della confraternita di S. Antonio, nel vicolo tra via di San Marcello e via dell’Archetto, da cui prese il nome. Già molto venerata, la sua fama salì alle stelle dopo quella strepitosa giornata, dando l’avvio ad una serie di eventi straordinari che coinvolsero più immagini cittadine per circa un anno, fino alla metà del 1797, segnali del clima di apprensione per gli accadimenti politici che si approssimavano: il 10 febbraio 1798 le truppe del generale Berthier infatti invaderanno Roma. Da allora questa effigie della Madonna fu copiata ed ebbe nuove collocazioni per la città: una tra le più belle è quella di piazza di Trevi. L’originale nel 1851 fu ospitata in una cappelletta realizzata appositamente dall’architetto V. Vespignani.
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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