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AGOSTO 2006 L’IMMACOLATA CONCEZIONE con S. FILIPPO NERI Via del Pellegrino Una macchina processionale barocca Il gesso è perfetto, fatto della materia di cui sono fatti le nuvole e i fantasmi, vaporoso e leggero, una docile farina che si rapprende in una pasta friabile ma incorruttibile. Il candore del gesso è assenza di buio e di colore, inconsumabile e eterna chiarità. La sua precaria solidità di neve fa supporre e temere il suo improvviso dissolversi, come un sogno metafisico. Molte Madonnelle a Roma sono state create con questa materia duttile, morbida e allo stesso tempo tenace e compatta che si presta ad evocare apparenze immaginose, ineffabili sembianze incarnate sì in una materia concreta ma anche irreparabilmente astratta. Opaco ma luminoso è adatto a rendere la visibilità di esseri metafisici, ospiti empirei lucenti che di notte lanciano bagliori intensi. Lo sperimentalismo barocco con creatività e immaginazione prova a rivalutare tecniche e materiali insoliti così che l’artista possa giungere a soluzioni impreviste quanto decisamente convincenti. Il gesso, usualmente adoperato per fare calchi di opere di bronzo o di marmo, qui trasfigura divenendo la materia d’elezione per la creazione di un’opera d’arte unica e originale. Molte Madonnelle hanno elementi decorativi in stucco che le completano, ma questa - temerariamente - è interamente realizzata così, in stucco romano. Qui l’accesa religiosità barocca scopre la possibilità di raggiungere una nuova dimensione dove terra e cielo, umano e divino, realtà e illusione inusitatamente s’incontrano: e la scena è questa, dove i pellegrini inaspettatamente sorprendono l’immagine della Madonna che animandosi scende dai cieli inaccessibili nello spazio incerto della vita. Chiamata nel Seicento via degli orefici per le numerose botteghe di questi artigiani, l’antica via Peregrinorum (l’attuale via del Pellegrino) conduceva i romei verso il Vaticano e la basilica di S. Pietro. Ed è qui, all’incrocio della via con l’Arco di S. Margherita, al n.53, che s’innalza un grandioso tabernacolo in altorilievo opera di Francesco Moderati (1680-1722) che lo eseguì nel 1716 (per 139 scudi) con trionfo di stucchi, suggestioni devozionali e omaggi alla committenza, come richiedevano i canoni dell’epoca. La data 1716 è significativa per la rappresentazione dell’Immacolata Concezione, poiché Clemente IX aveva appena esteso la festa dell’8 dicembre alla chiesa universale. Le poderose aquile bicipiti – alludenti araldicamente al cardinale Pietro Ottoboni che volle quest’opera proprio di fronte al suo studio alla Cancelleria - sostengono ad ali spalancate la base di ciò che rammenta molto una macchina processionale barocca, di quelle in legno, cartapesta e stucco che erano il soggetto centrale delle festività religiose popolari del Sei-Settecento. L’edicola, altissima sulla strada - occupa due piani del palazzo su cui è collocata - presenta una maestosa Madonna atteggiata a mostrare il Bambino, il quale ha nei confronti di chi guarda “un gesto sovrano e infantile insieme” (J.S. Grioni). La Vergine evoca, nella sua posa avvitata, l’immagine dipinta da Caravaggio nella pala della Madonna di Loreto (1604): “La Madonna dei pellegrini” della chiesa di S. Agostino, alla quale forse Moderati si è ispirato per la sua creazione. Le aquile araldiche che sembrano aver trasportato qui a volo l’imponente composizione artigliano, sorreggendolo con le poderose zampe, ciò che forse è un frutto o un mondo o meglio ancora un cuore esploso, lacerato, i cui lembi squarciati sono tenuti sollevati dai becchi delle aquile per mostrarne l’interno, da cui emerge una melagrana con l’immagine di San Filippo Neri. In alto un’invenzione di cielo con un’esplosione di raggi e nuvolette fa da sfondo alla corona e alla colomba, mentre in cima ai bordi della cornice due vivaci e spericolati puttini si agitano sporgendosi, accrescendo se possibile ancora di più il già straordinario effetto complessivo di vertigine di questa soluzione plastica, tanto da farla definire: “Composizione ventosa, quasi drammatica” (J.S.Grioni). Questa scenografica apparizione, creata appositamente per suscitare stupore e meraviglia nei devoti di trecento anni fa, ottiene senza dubbio lo stesso risultato anche nei più disincantati contemporanei.
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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