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MAGGIO 2006 EDICOLA DI PONTE con l’INCORONAZIONE DELLA VERGINE Via dei Coronari Un capolavoro rinascimentale Già in antico in questa contrada di Roma dove si affollavano i venditori di rosari o “corone” – da cui ha preso nome la via – si poteva ammirare l’Immagine di Ponte, ovvero quell’effigie che i pellegrini, in passaggio obbligato verso l’unico ponte allora esistente per S. Pietro – veneravano e avevano tra loro popolarissima. Il piccolo tempio sorge alto su un basamento emergente dal bugnato d’angolo della via con il vicolo Domizio, dando notevole risalto allo scorcio prospettico dell’edificio. Al di sopra del timpano una finestra cieca ad arco, gli stemmi del committente finemente intagliati e un’altra finta finestra architravata, danno respiro verticale e insieme imponente eleganza a tutta l’opera. “Instaurata fuit quam cernis Pontis Imago” (l’immagine di Ponte, che tu vedi, è stata rifatta) si legge sul fregio del timpano che conchiude le classiche linee di tempio rinascimentale dell’edicola opera di Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546), il quale progettò – come ricorda Vasari nelle Vite – “un tabernacolo molto ornato…e molto onorevole per farvi dentro di pitture qualcosa di bello”. Sangallo, su commissione del cardinale Alberto Serra di Monferrato, Protonotaro Apostolico che in questa casa abitava e in cui morì probabilmente di spavento l’anno del Sacco di Roma, realizzò – ispirandosi ai sacelli del Pantheon - questa elegantissima edicola restaurando la più antica già presente. A dipingere l’affresco in sostituzione della primitiva immagine fu scelto, da Sangallo stesso – come ci dice ancora Vasari – il fiorentino Perin del Vaga (1501-1547). Nel 1975 J. S. Grioni descrive così l’affresco: “Con vividi colori, il pittore illustrò sul fondo della nicchia la Madre dei Cieli a capo chino onorata dal Cristo sopra un trono di nubi, fra un coro d’angeli e serafini ed altri putti bellissimi e vari che spargono fiori; e nelle brevi facce laterali i Santi Antonio e Sebastiano miranti l’accaduto, che gli anni e le intemperie hanno deteriorato nonostante i restauri numerosi”. Dobbiamo affidarci a queste parole poetiche poiché con difficoltà ormai si leggono i frammenti pittorici conservati in questa edicola dal fascino severo ed autorevole che rappresenta il più alto esempio a Roma di questa forma d’arte.
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Sta per sorgere un nuovo sole!
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