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ARREDI E PARAMENTI SACRI

Vademecum sulla simbologia degli arredi per la Messa e sui Paramenti Sacerdotali

La celebrazione della Messa è un rituale molto complesso. Ogni gesto ha un significato specifico nel compiersi e all'interno di questo antichissimo rituale assumono la loro importanza soprattutto gli arredi.

In queste pagine si cercherà di dare un nome a tutti quegli oggetti che ci è capitato di vedere durante le funzioni religiose ma di cui non ne conosciamo il significato e la simbologia dei colori usati nei Paramenti Sacerdotali. Un piccolo dizionario della sacralità nel rituale della Chiesa Cattolica.

ALTARE - Deve essere sempre sollevato rispetto al pavimento, magari solo di un gradino, a simboleggiare il Monte Calvario dove si compì il sacrificio di Gesù sulla croce. L'altare non è altro che una mensa dove questo sacrificio si rinnova ogni volta.

PALIOTTO - E' una cornice di legno o metallo situata sul davanti dell'altare dove è stesa una stoffa ornata che deve essere dello stesso colore dei paramenti usati dal sacerdote. Se il davanti dell'altare è di marmo o di stucco dorato non è necessario usare il paliotto di stoffa.

TOVAGLIE - Devono coprire la mensa e scendere lateralmente e devono essere di lino o di canapa.

 CROCE - Nel mezzo dell'altare, ben visibile deve essere posta la croce con l'immagine di Gesù crocefisso a ricordo del Sacrificio della crocifissione.

CANDELIERI  - Ai lati del crocefisso vengono posti i candelieri con la candela (solitamente sono due). Le candele accese sull'altare durante la Messa servono ad esprimere onore e rispetto a Gesù e sono il suo stesso simbolo in quanto Gesù fu la "luce del mondo". Oggi i candelieri più antichi sono ricercatissimi da antiquari e collezionisti.

FIORI  - Vengono posti sull'altare in segno di gioia e di festa che il Sacrificio della Messa rivolge agli uomini. Nei periodi di penitenza (l'Avvento e la Quaresima) i fiori vengono tolti dall'altare.

CIBORIO  - E' il tabernacolo dove vi si conservano le Ostie consacrate contenute nella pisside. Piccola costruzione con una porticina sul davanti e può essere di legno, metallo o marmo. Non è un oggetto necessario per dire Messa ma è indispensabile se si vogliono conservare le ostie.

PISSIDE  - E' il vaso usato nella liturgia cattolica per contenere le ostie consacrate. Generalmente è realizzato in argento, dorato all'interno e completo di coperchio.

CONOPEO - E' una piccola tenda del colore dei paramenti del sacerdote indossati nella circostanza, però se il ciborio è di marmo o metallo prezioso, il conopeo può risultare assente.

CARTEGLORIA - Prendono il nome da una delle preghiere stampate sopra e che il sacerdote recita durante la messa: il "Gloria in excelsis Deo". Queste tabelle, un tempo di legno spesso laccato e rifinito a foglia oro (ma anche le successive in metallo) sono oggi ricercatissimi oggetti per i collezionisti d'arte sacra.

VASO DELLA PURIFICAZIONE - E' il piccolo vaso o ciotola con l'acqua per lavarsi le dita dopo che il sacerdote ha toccato le ostie consacrate.

PURIFICATOIO - E' il piccolo panno che serve per asciugarsi le dita dopo averle immerse nel Vaso della purificazione. Nella preparazione della messa il purificatoio si presenta ripiegato e posto sopra il calice.

Gli oggetti appena elencati sono solo la parte riferita all'altare ma ve ne sono altri che fanno parte degli arredi per la Messa e che vengono usati durante la celebrazione:

CALICE - Il calice da messa deve essere d'oro o d'argento almeno la coppa (anche se per le chiese più povere è consentito l'uso di calici con la coppa di altri metalli quale il rame o lo stagno) ed è l'oggetto più prezioso proprio perché deve contenere il "preziosissimo sangue di Gesù". Molti musei sparsi per il nostro paese e per il mondo ci consentono la visione di preziosi capolavori appartenuti al passato, realizzati da grandi maestri orafi incisori, spesso alla preziosità dell'oro si è aggiunta quella di pietre preziose incastonate. Anche per questo oggetto il collezionismo privato è talmente vasto che spesso i capolavori migliori vengono sottratti alla nostra ammirazione.

PATENA - E' il piattino (dello stesso metallo del calice) che serve per poggiare l'ostia durante la messa. Viene posto sopra il calice già coperto dal purificatoio.

 

PALLA - La parola deriva dal latino "pallium" e significa "piccolo drappo" ed è appunto un piccolo quadretto di stoffa inamidata che serve a coprire il calice durante la messa. La palla è posta sopra la patena dove è stata già posta l'ostia.

 

VELO - Chiamato anche "sopracalice", è il piccolo drappo che copre tutto il calice con la patena, palla e purificatoio.

 

CORPORALE - E' una piccola tovaglia inamidata dove vi si poggia il calice, la patena e l'ostia. Prende il nome dal significato che essa assume durante la messa: poggiandovi sopra l'ostia consacrata, vi si poggia il Corpo di Gesù.

 

BORSA - E' un pesante cartone quadrato tappezzato di stoffa cucito su tre lati assumendo l'aspetto di una busta e serve per custodire il corporale. Le borse più antiche sono  particolarmente ambite dai collezionisti (anche se non è un pezzo di gran pregio) per la particolarità delle stoffe.

 

MESSALE - E' il grosso libro dove sono contenute le preghiere assegnate per ciascun giorno dell'anno a seconda delle varie feste che si celebrano.

 

LEGGIO - E' il sostegno dal piano inclinato che serve per la lettura del messale. Anche questo oggetto annovera dei pezzi unici e straordinari nella sua storia, eseguiti in passato da veri artisti del legno e dell'intaglio.

 

AMPOLLE - Sono poggiate su un piattino e servono a contenere il vino e l'acqua per la celebrazione della messa.

 

CAMPANELLO - Serve a dare avviso dei momenti più importanti della celebrazione della messa.

 

Paramenti sacerdotali

Simbologia dei colori nei paramenti

 

 

Riceviamo da un lettore, in data 30.4.07, le seguenti segnalazioni a correzione di alcuni errori:

 

1-In primo luogo si confonde il tabernacolo col ciborio: il ciborio è un tempietto di solito posto sopra l'altare (es. quello di S. Ambrogio a Milano -il tabernacolo del duomo nella foto fu donato dal papa pio IV- o il grande ciborio a colonne tortili in bronzo di S Pietro a Roma). Quello di cui si parla nel sito è il "tabernacolo", coperto o meno dal conopeo.

2-In secondo luogo dalmatica o tunicella non sono propriamente assimilabili alla casula o pianeta ma vesti a sé (sono uguali tra loro ma una destinata al diacono e l'altra al suddiacono, e prendono il diverso nome a seconda di CHI le indossa) , legate con nastri sui fianchi e all'estremità inferiore.

3-Il piviale deriva dal latino, è la modernizzazione di "pluviale" (=abito per la pluvia, ovvero la pioggia) e viene usato per ciò che non è la messa o le funzioni stabilite, lo è per lo più nelle processioni,  caso in cui ci si riparava dalla pioggia, ad uso dei pivialisti (non sacerdoti) che intonano i salmi nei vespri e paramento tipico dell'"arcidiacono" durante i pontificali. Il piviale NON E' UN ABITO SACERDOTALE in senso proprio (può essere usato da chierici o laici, come del resto la "cotta").

4-Il colore nero non è propriamente usato per ricordare la passione (come scritto nel sito) perché la liturgia del venerdì santo prevede il viola.

5-Occorrerebbe anche aggiungere che il nero (era usato per il lutto dei fedeli, per i vescovi si usava e si usa il viola e per il papa il colore a lutto era ed è il rosso) il nero dunque è stato abolito, come è stato
abolito il manipolo.

6-Se invece li si cita lo stesso perché si vuole ricordare i colori "storici" in uso fino a qualche decennio fa allora bisognerebbe ricordare anche il rosa, che faceva parte del set di paramenti, da usare durante una domenica in quaresima e una in avvento, (la domenica "laetare") più altri usi speciali.

 

 

L’amitto.

Deriverebbe da una parola latina che indica genericamente una sopravveste. Nel medioevo era un panno di stoffa preziosa legata attorno al collo, e sembrava un colletto alto. Oggi è un panno di tela bianca, quadrato o leggermente rettangolare, con due lunghi nastri (una volta appoggiato sul collo e sulle spalle) per legarlo attorno alla vita. Porta al centro una piccola croce ricamata dove veniva baciato prima di essere indossato. L’uso ambrosiano (*) di porlo sopra il camice è quello più antico, ma ora (anche nel rito ambrosiano) si tende a metterlo prima del camice.  L preghiera usata quando si indossava l’amitto faceva riferimento ad un elmo. Alcuni ordini regolari lo mettono in effetti sulla testa, entrano sul presbiterio con l’amitto in questo modo, e lo fanno cadere sul collo solo all’inizio della celebrazione.

Colori: oggi non segue i colori liturgici, è sempre bianco.

Il camice.

Lunga veste bianca che ricade fino ai piedi, dotata di maniche lunghe e di un’apertura per la testa  quasi sempre squadrata. Le maniche e la parte inferiore sono spesso ornati da ricami o da pizzi che in alcuni casi comprendono gran parte dell’indumento.

Colori:  non segue i colori liturgici, è sempre bianco.

Il cingolo.

E’ una corda terminante in due nappe alle due estremità. Si usa sempre doppia e quindi le nappe sono sempre vicine. Si usa per legare il camice e la stola ai fianchi.

Colori:  non segue i colori liturgici.

La cotta

Veste analoga al camice ma più corta, che arriva più o meno alle ginocchia, da indossare sempre e solo sopra l’abito talare. Anche le maniche sono più corte. Viene usata per cerimonie minori (es. cotta e stola per benedizione delle case, ecc.) da chierici generici o anche laici che servono la messa.

Colori: non segue i colori liturgici, è sempre bianca.

La stola.

Una striscia di stoffa lunga e relativamente stretta, che equivale ad una fascia di stoffa larga alcuni centimetri (da pochi centimetri in certe stole moderne ai 10-20 cm di quelle tradizionali) e lunga oltre un paio di metri, che viene portata in vari modi a seconda del grado. 1-Il diacono la porta sulla spalla sinistra e con le due estremità legate sul fianco destro (a tracolla). Il vescovo e il prete la portano con le due bande che ricadono davanti. Può essere portata sia sopra la cotta che il camice. 2-Nel primo caso viene lasciata libera (a volte essa dispone di una cordicella o di un nastro propri), nel secondo caso (camice) viene legata con il cingolo. Fino a poco tempo fa il prete (presbitero) 3-la doveva legare incrociandola sul petto, 4-legarla diritta era privilegio del vescovo.
Questa differenza tra dritta e incrociata oggi non è più seguita.

La stola può essere semplice, quasi sempre però ha almeno il ricamo di tre croci (due a ciascuna estremità e una a metà, vicino al collo)  oppure impreziosita con ricami, gemme, immagini di santi o addirittura scene bibliche.
La stola è sempre portata sotto la casula, la pianeta, la dalmatica, il piviale (se chi la porta è almeno presbitero).

La stola richiederebbe sempre l’uso del camice (con altri paramenti) o l’uso della cotta (se portata come unico paramento sacerdotale), ma molti sacerdoti usano la stola direttamente sull’abito talare (es. per le confessioni).

Colori: segue parzialmente i colori liturgici, nel senso che in alcuni casi ha un colore non attinente alle funzioni previste.

Il manipolo.

Simile alla stola ma più corto, veniva portato legato al braccio sinistro. Anche qui quasi sempre con le tre croci. Deriva dal fazzoletto legato al braccio sinistro usato dagli antichi romani. Con la riforma del Concilio Ecumenico Vaticano II non è più citato, e quindi anche se non abolito non viene usato.

Il vescovo al’ingresso in chiesa non lo portava, veniva portato dal cerimoniere, e lo indossava solo dopo le prime preghiere ai piedi dell’altare. Secondo alcuni storici ciò era dovuto al fatto che il fazzoletto era una specie di segno di autorità/riconoscimento dato al cerimoniere che organizzava la complessa formazione della processione, o addirittura usato come starter.

Colori: segue i colori liturgici.

Il piviale.

Descrizione.

Lo si fa derivare idealmente da “pluviale” (abito da pioggia) anche se in realtà dovrebbe derivare dalla cappa degli abati e monaci usata nel coro e nelle processioni. Lo si usa soprattutto durante le processioni (e da qui è giustificata l’etimologia). E’ costituito da un semicerchio, con un raggio simile all’altezza della persona che lo deve indossare. Ponendolo sul collo al centro del semicerchio esso ricade attorno al corpo. Viene fermato sul davanti da una spilla, da un fermaglio a rettangolo, a volte prezioso. Fin da quando sono raffigurati i piviali questi fermaglio è ricco di decorazioni, immagini, oro e gemme. Sul retro (abbottonato vicino al bordo retto, corrispondente al diametro del semicerchio) vi è un altro pezzo di stoffa semicircolare, che è chiamata “scudo”, ed è il resto dell’antico cappuccio. Anch’esso porta spesso ricami preziosi.

Uso.

Il piviale viene usato nella generalità delle celebrazioni liturgiche al di fuori della messa, per la quale si usa invece la pianeta o la casula. Viene usato ad esempio per le processioni, per i Vespri, per le benedizioni col SS. Sacramento, ecc.

Viene portato sopra amitto e camice e (quando è concessa) la stola.

Non è propriamente un abito sacerdotale, perché viene usato anche dai chierici minori, o dai cantori (salmisti) che intonano il primo versetto dei salmi durante la celebrazione dei vespri.

Molti piviali portano galloni, decorazioni, e/o ricami e gemme, e sono dei veri capolavori molto preziosi.

I piviali sono una veste piuttosto comune, perché prodotti in un numero notevole: in certe funzioni ne servivano almeno cinque dello stesso colore: per il celebrante, per i salmisti….

Colori

Segue i colori liturgici (vedi)

I guanti

Per la liturgia solenne si usano i guanti. I guanti sono riservati al papa e ai vescovi, non all’altro clero (anche se ha diritto es. alla mitria) salvo ovviamente un privilegio pontificio. Di norma sono ricamati e portano delle croci in corrispondenza del dorso della mano. Gli anelli ecclesiastici vanno portati sopra i guanti.

Colori

Seguono  i colori liturgici ma con una particolarità: non si usa mai il nero.

La pianeta e la casula.

Descrizione.

Deriva da una veste romana, è divenuta nei secoli un rettangolo di stoffa con gli angoli arrotondati larga circa come le spalle, e che ricade davanti e dietro il sacerdote, grazie a un’apertura al centro che permette di infilare la testa. E’ il simbolo del sacerdozio, viene portata da sacerdoti di ogni ordine e grado (da presbitero in su) e quasi esclusivamente durante la messa. La casula è una variante, più ampia, di foggia più antica, in modo da coprire anche le spalle e le braccia, la cui reintroduzione è stata cauta negli ultimi tempi fino ad essere legittimata dalla riforma liturgica legata al Concilio Ecumenico Vaticano II e ora ampiamente usata al posto della pianeta, che del resto costituisce una veste del tutto equivalente dal punto di vista liturgico. Anche le pianete sono state ricamate e impreziosite, sia con galloni e decorazioni, sia con ricami, gemme, oro e figure di uva e pampini (allusione al vino dell’eucarestìa) animali (l’agnello simbolo di Cristo che si immola per gli uomini) personaggi o scene bibliche.

Si usa sopra il camice, l’amitto il cingolo e la stola.

Colori

Segue i colori liturgici (vedi)

Dalmatica e tunicella.

La dalmatica deriva da un abito antico, molto solenne, che dal IV secolo era usato dagli imperatori e poi dai più alti dignitari. Passò anche ai più alti prelati. E’ divenuta infine l’abito liturgico dei diaconi. La sua foggia è quella di un rettangolo di stoffa con al centro un foro tondo per la testa. I due lati della stoffa (ad angoli squadrati) ricadono avanti e indietro e sono legati tra di loro da dei nastri, che ne chiudono i lati. E’ dotata di maniche ampie che non arrivano fino ai polsi. La tunicella (letteralmente piccola tonaca) oggi è identica alla dalmatica, anche se deriva da un indumento diverso e più modesto. Lo stesso paramento viene dunque chiamato dalmatica quando è indossato dal diacono e tunicella quando è indossato dal suddiacono. La figura del suddiacono è stata abolita, e a volte la tunicella viene usata da chi ne ha preso le veci. Il vescovo che celebra un pontificale sotto la casula o pianeta (e sopra la stola) porta anche la dalmatica. Dalmatica e tunicella sono ornate in modo analogo a piviali e pianete, e non di rado costituiscono dei set coordinati.  Per tradizione portano due strisce o galloni verticali, una a destra e l’altra a sinistra, forse in ricordo del “clavio” che indicava la natura regale della veste (il “clavio” era la striscia di porpora riservata all’Imperatore, ai senatori e altri dignitari ben definiti).

Colori

Segue i colori liturgici (vedi)

La mitria.

Di derivazione incerta: forse un copricapo simile a un turbante, forse un’infula da mettere sulla fronte, forse il copricapo dei sacerdoti del culto di Mitra, che ha molte analogie col cristianesimo. Compare nel secolo X, a forma circa conica. Acquista poi una depressione al centro, e infine diviene circa come oggi, due secoli dopo, quando si era ormai diffusa presso un po’ tutti i vescovi. Oggi è formata da due fogli di stoffa rinforzata, circa pentagonali e cuciti ai lati, in modo che discostandoli si faccia posto per la testa, e le punte restino divaricate. Dietro la mitria vi sono due strisce di stoffa (chiamate infule o vitte) che una volta venivano fatte passare davanti e ricadere sul petto, ora vengono lasciate cadere sulle spalle e la schiena.

Tipi.

Oggi le mitrie sono di tre tipi:

1- bianca: viene usata in segno di lutto (es. per i funerali) e quando vi è un altro celebrante, il quale solo può portare le altre. Ad esempio, un vescovo che assiste ad una messa celebrata da altri porta la mitria bianca. Bianche erano le mitrie delle migliaia di vescovi dell’ultimo concilio, d’altro tipo era solo quella del papa o del celebrante.

2-ornata: E’ arricchita di disegni e ornamenti (damaschi) e viene usata durante le processioni, l’ingresso o l’uscita del vescovo, ecc.

3-preziosa: E’ tipicamente intessuta di fili d’oro o comunque impreziosita da elementi decorativi di pregio. Viene usata durante l’esercizio sacerdotale (es. quando un vescovo ordina un prete o un altro vescovo).

Uso

La mitria è usata dal papa, dai cardinali, dai vescovi, dagli abati e dai monsignori (“mitrati”) che la portano per un qualche diritto o concessione pontificia. In passato veniva usata anche da persone di sesso femminile (le badesse) ed è stata concessa anche a certi laici. Essendo caduta in disuso la tiara (o triregno) a cui ha rinunciato Paolo VI durante il suo pontificato, essa è oggi il copricapo più solenne anche del papa.

Colori: come detto sopra è bianca o dorata, di norma non segue i colori liturgici, anche se il alcuni casi sono state confezionate mitrie colorate (es. rossa per la composizione sul catafalco delle spoglie pontificie).

Curiosità. Vi sono mitrie stracariche di gioielli preziosi, al punto che alcune sono molto pesanti. Ve n’è una conservata nel duomo di Salisburgo che pesa attorno ai 2.5Kg. E vi sono mitrie fatte con materiali curiosi, ad esempio quella conservata nel tesoro del Duomo di Milano, fatta con penne di colibrì.

Le scarpe.

Durante i pontificali vescovi e papi portavano le scarpe (generalmente di raso) del colore liturgico, con una croce ricamata. Se nell’ambito della cerimonia occorreva cambiare colore liturgico (es. nella liturgia del giovedì santo) il vescovo sedeva sulla cattedra e cambiava i paramenti, inclusi anche guanti e scarpe. (tipicamente il pontificale non si accedeva in chiesa con i paramenti ma con la cappa magna (dotata di una lunga coda retta dal caudatario) con cotta e mozzetta. La vestizione avveniva nella cattedrale.

Colori: seguono i colori liturgici come i guanti.

Il pallio.

Striscia di lana bianca, di dimensioni analoghe alla stola, ma sempre bianca con disegnate o cucite delle croci nere. Vien portata in modo da circondare le spalle (avanti e indietro) e in modo che il lembo anteriore cada davanti e quello posteriore dietro. Alcuni palli venivano cuciti in modo da essere fissi: un anello dove infilare la testa e una striscia anteriore e una posteriore cucite a questo anello. In corrispondenza delle croci vi è un’asola per potervi infilare (volendo) delle spille preziose.

Il pallio viene da un convento particolare a Roma sono benedetti in giorno di S. Agnese e conservati sotto l’altare della Confessione in S. Pietro. vengono consegnati su richiesta a metropoliti e particolari vescovi che ne hanno avuto la concessione. Chi ne ha diritto lo può portare solo nella sua area pastorale (es. un vescovo lo può indossare solo dentro la propria diocesi).

Colori: sempre e solo bianco con croci nere, anche se anticamente queste erano di altro colore (es. rosse).

Il pastorale.

Asta metallica ricurva in alto ispirata al bastone dei pastori, che però oggi termina per lo più in un ricciolo con vari ornamenti, spesso il ricciolo include una croce. Il pastorale del papa è diverso e termina in forma di croce al posto del ricciolo. Il pastorale dei vescovi è usato solo nella propria area di pertinenza. (es. un vescovo lo può impugnare solo dentro la propria diocesi). Quando non è impugnato dal vescovo viene tenuto da un chierico che lo regge non toccandolo con le mani ma attraverso uno speciale paramento che porta sulle spalle e ricade davanti, simile al velo omerale o continenza.

Uso

Viene usato dai vescovi, abati  e da chi ne ha avuto concessione pontificia.

Il fanone

Mantellina pontificia dalla forma complessa che all’inizio era formata da denti di balena disposti a file circa orizzontali (da cui il nome) di diverso colore (rosse e bianche). Si porta sopra la pianeta, sotto il pallio. A volte viene usata ancora.

Colori: non segue i colori liturgici.

Cappa magna.

In uso da parte dei prelati per certe occasioni solenni. Si porta sopra la cotta (e quindi l’abito talare) ed è formata da una mozzetta (dello stesso colore della veste talare o di ermellino) con dietro uno strascico del colore della talare. Il card. Montini (futuro papa Paolo VI) quand’era cardinale di Milano ne portava una con una coda di 12 metri.

Quando si è in presenza di un superiore (es. i cardinali davanti al papa) in segno di rispetto lo strascico viene portato piegato e non sciolto a terra.

Galero

Forse deriva da un elmo di cuoio d’epoca romana. Cappello tondo a tesa larga, con un cordone che scende ai lati formando varie nappe. Dopo vari cambiamenti e licenze la combinazione del colore e il numero di queste nappe rappresentano con una certa precisione il grado e la mansione più o meno provvisoria (abate, vescovo, arcivescovo, camerlengo…) dell’ecclesiastico che le porta.. E’ molto usato nella “timbratura” degli stemmi.

Colori

Il galero può essere di tre colori: rosso, verde e nero. Non segue né i colori liturgici né il tipo di cerimonia ma dipende dal grado dell’ecclesiastico che lo indossa.

Camauro

Berretto di raso cremisi usato dal papa ed altri prelati. La versione invernale è foderata di ermellino. Il suo uso sembrava destinato a scomparire perché non usato dagli ultimi tre papi (in pratica, dopo Giovanni XXIII) ma è stato ripristinato da Benedetto XVI. Molti papi rinascimentali sono ritratti con il camauro.

Velo omerale o continenza.

Rettangolo di stoffa (spesso preziosa) che viene posto sulle spalle dell’officiante. Il rettangolo è abbastanza largo da permettere di coprire le braccia e le mani. Serve per le benedizioni e il trasporto del SS. Sacramento nelle processioni, serviva per la conservazione della patena da parte del diacono durante le messe solenni, ecc.  

Va portato sopra ogni altra veste.

Una variante del velo omerale è una stoffa di dimensioni analoghe, ma di impiego più modesto: serve ai chierici che devono portare le mitrie, il pastorale o altri accessori in modo da non toccarli con le mani, cosa che sarebbe sembrata poco cortese. Ricordiamo che i guanti liturgici sono un privilegio molto esclusivo riservato ai soli vescovi (e ovviamente il papa).

Ferraiolo

Cappello romano (saturno)

Berretta o tricorno

COLORI LITURGICI

Bianco. E’ il simbolo di purezza o di festa. Viene usato il giorno di Natale, Pasqua, per la celebrazione eucaristica (es. Corpus Domini) e molte altre feste che indicano gioia. A volte i paramenti bianchi sono divenuti così ricchi da trasformarsi in color oro, a cui equivale.  Nel rito ambrosiano(*)  il colore eucaristico è invece il rosso.

Nero, era il colore del lutto relativo ai sacerdoti e fedeli laici, usato per molti (ma non per tutti) i paramenti. Non veniva usato ad esempio per i conopei e per i guanti. Oggi è in disuso e al suo posto si usa il colore violetto. E’ stato associato all’argento (nero e argento) al contrario del bianco associato all’oro.

Verde. Simbolo di speranza, viene usato per il tempo “ordinario” (es. le domeniche dopo la Pentecoste, ecc.)

Viola o violetto. Simbolo di penitenza. Oggi viene usato anche per le esequie, gli uffici o le messe in commemorazione dei defunti, ecc. Era il colore del lutto vescovile, ora anche quello dei sacerdoti e fedeli.

E’ anche il colore della penitenza, e come tale viene usato in quaresima e avvento. E come tale anche per la stola che viene usata per il sacramento della penitenza (la confessione).

Rosso. E’ il colore 1-dello Spirito Santo e 2-del martirio. Come tale viene usato per la Pentecoste, e per le feste dei martiri. Nel rito ambrosiano è anche 3-il colore eucaristico (es. per le benedizioni col SS Sacramento, per il Corpus Domini ecc.) Infine, 4-è il colore del lutto pontificio. Quindi viene usato per i funerali del papa, per gli uffici e le messe in suffragio del papa, associato per chi ne ha il privilegio con la sola mitria bianca..

Rosa. E’ derivato dal violetto ma “attenuato”, in uso in due domeniche rispettivamente a metà quaresima e metà avvento, che interrompono il digiuno e la penitenza. Le domeniche si chiamano “Laetare” quella durante la quaresima e “Gaudete” quella durante l’avvento.

Azzurro. Era un colore riservato in modo speciale al bambino Gesù e alla Madonna, ora in disuso o riservato a guarnizioni, galloni e ricami.

(*) = Rito della diocesi di Milano, esteso anche ad altre provincie italiane (Como) e alcune aree della Svizzera.

Testo: Copyright di Serenoeditore www.serenoeditore.com

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