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Gaetano Barbella
PIERO DELLA FRANCESCA A SAN SALVADOR E OLTRE

Illustrazione 1: Ritratto di Piero della
Francesca, incisione tratta dalle “Vite” del Vasari. Nacque a Borgo San
Sepolcro attorno al 1416 da una famiglia di mercanti. Coltivò un vivo
interesse per le scienze matematiche per tutta la sua vita, ma che dovette
conciliare con l'incisiva vocazione artistica. Negli anni della vecchiaia
divenne cieco. La sua morte coincide con la scoperta dell'America, avvenuta
il 12 ottobre 1492.
12 ottobre che va... 11 settembre che
viene
Non ci si aspetta per una
critica d'arte l'esposizione di una questione tradotta in versi, come si
vedrà di seguito, ne convengo, ma si tratta, appunto, dell'«Arte» e mi è
venuto in mente di fare così per Piero della Francesca, un artista speciale
che deve aver amato l'«Arte» come non mai, al punto da indurmi a come
anzidetto. Non si può non intravedere la poesia nell'immagine della sua
Madonna del Parto, e il patos che vi trapela adombra un altro grande amore
che Piero ha voluto porre in risalto come un pari valore. È la Matematica
tradotta all' essenzialità che è un fatto assolutamente epidermico nella sua
pittura.
La domanda che si pone, allora, è che cosa implica profondamente il concetto
dell' essenzialità riconosciuto in Piero della Francesca se non un'
adombrata struttura geometrica che, per altro, ogni artista rinascimentale
non si ritraeva dal concepire in anteprima all' insegna della Divina
Proporzione, per dar luogo alla sua opera? Da notare però che nel caso di
Piero è ancora più marcata questa necessità, al punto da “obbligarlo”,
quasi, ad evidenziarne il segno, ma con estremo rispetto e armonia delle
forme.
Ed è questo segno che intendo ricercare, iniziando con il resoconto critico
in versi (per quel che ha potuto un «omo sanza lettere» in me) come
annunciato, un mio modo per entrare nel cuore delle cose di Piero Della
Francesca che si sono presentate ai miei occhi. Insomma questo mio scritto
parla di Piero e non tanto dei perchè epidermici della sua opera artistica.
Sorprenderà a dismisura questa prassi fuori dai canoni per parlare d'arte,
ma ciò che intendo mostrare è diverso dalle tante esposizioni fatte da
critici accreditati che hanno spiegato compiutamente l'opera di Piero in
stretta aderenza con la realtà storica.
Per esempio, cito la seducente tesi, sulla Flagellazione di Piero (illustrazione
2), edotta da Silvia Rochey, docente di Civiltà bizantina all'Università
di Siena, col suo saggio «L'enigma
di Piero». Qui entrano in ballo personaggi storici del tempo dell'autore
a far da protagonisti per dare un senso al quadro suddetto. È un tutto che
si concentra su una tragedia epocale, quella del fosco 11 settembre 1453, la
fine dell'impero di Bisanzio con la caduta di Costantinopoli nelle mani dei
turchi.

Illustrazione 2: Piero
della Francesca: Flagellazione. Appare evidente che la struttura pittorica
si ispira alla concezione della Sezione Aurea. Infatti se si indicano con
A e B, le mezzerie delle basi delle due colonne di primo piano del
riquadro della flagellazione di Gesù, e C, l'asse della colonna cui egli è
legato, nel punto della congiungente A con B, la distanza AC è
proporzionata secondo il valore della Sezione Aurea in rapporto alla
distanza AB. Nella la figura seguente si potrà vedere come si ottiene il
valore della Sezione Aurea secondo il procedimento grafico. (1)
Il quadro della
Flagellazione, così come è posto dalla Rochey, doveva costituire una sorta
di stendardo di una crociata per salvare Bisanzio ancor prima della sua
burrascosa caduta, secondo le intenzioni politiche del momento, ma che poi
abortì, come risulta dai fatti che poi sopraggiunsero.
La Flagellazione, attraverso tutti personaggi storici “radunati” nel suo
saggio dalla Rochey, si intona coerentemente con una scritta che sembra
risultasse posta su di essa dall'autore, ma che malaugaratamente fu
cancellata in fase di restauro. Si tratta di un' espressione della liturgia
del Venerdì Santo, «Convenerunt un unum», che vuol dire «Insieme si sono
radunati i principi contro il Signore e l'unto del Signore».
Non è a caso questa parentesi critica della professoressa Rockey, poiché lo
scritto che seguirà è come se fosse un ideale compasso, nelle mani di Piero,
e di altri due dei quali si capirà chi sono, tutti presi secondo le
personali inclinazioni con uno dei due puntali fra le mani e l'altro proteso
in una data, 12 ottobre 1492, quasi che indicasse qualcosa di più profondo
che da essa è derivata.

Illustrazione 3: «Una
delle prime carte geografiche che comprende i territori del nuovo mondo. È
raffigurata una parte dell'America meridionale. La scoperta dell'America
dilata l'orizzonte non solo geografico, ma anche fisico e psicologico
dell'uomo. Che la morte di Piero coincida con il tramonto delle antiche
certezze ha un valore simbolico preciso: l'artista si colloca non solo
idealmente, ma anche storicamente a conclusione di un'epoca, quella
medievale, che accettava i limiti imposti da un mondo chiuso entro un
cerchio perfettamente definito e cercava di sondarne i segreti studiando
le leggi che lo governavano» (Tratto dal libretto della serie Art Book,
«Piero della Francesco», edizione Leonardo Arte).
Non si può negare che
questa data è più che storica per le cose del pianeta terra e riflettendo
sull'altra data, quella dell'11 settembre della caduta dell'impero
bizantino, stigmatizzato dalla Flagellazione di Piero della Francesca, viene
da pensare ad un serio proposito da parte degli organizzatori
dell'attentato, quelli di Al Qaeda, del 2001 alle Torri Gemelle di New York
ed al Pentagono di Washington, di voler emulare l'antica caduta del mondo
cristiano d'Oriente, ed ora rivolto a scardinare quello d'Occidente
colpendolo nelle sue roccaforti, proprio nello stesso 11 settembre di antica
memoria. Di qui lo spunto da parte mia di legare queste cose ad una
matematica sconosciuta dei “numeri gemelli” e del “pentagramma”, di cui
parlo nel capitolo conclusivo di questo scritto.
Note
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1) Tratto da:
www.exibart.com. Luigi Maria Ricciardi, matematico, pone l'accento
sulla Divina Proporzione di Luca Pacioli, la cosiddetta Sezione Aurea
«quale canone di perfezione e grazia sia in architettura, scultura e
pittura, sia nella stessa Natura. Il modo più semplice di costruirla è
dividere un segmento in due parti tali che il quadrato che ha per lato
la parte maggiore abbia area uguale a quella del rettangolo i cui lati
sono rispettivamente l'intero segmento e la parte minore». Oltre che
essere applicata da Piero nella costruzione della Flagellazione, la
sezione aurea è presente in numerose opere della storia dell'arte a
partire dalle sculture del Partenone, opera di Fidia, passando
attraverso «Lo Sposalizio della Vergine» di Raffaello. Proprio sui
frontoni del Partenone si sofferma anche il regista Pappi Corsicato che
ne traccia l'analogia con la Flagellazione sotto la comune cifra
dell'impersonalità: «Piero fu addirittura impassibile, come se aspirasse
all'impersonalità dell'idea, piuttosto che all'emozione della
rappresentazione».
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