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I dintorni di Assisi conservano le tracce
importantissime dell’inizio dell’esperienza di Francesco. I luoghi dove il
Poverello diede l’avvio alla sua straordinaria vita spirituale. “E poi,
stetti un poco, e uscii dal mondo”: con questa frase scarna ma bellissima
Francesco riassunse la trasformazione che era avvenuta in lui: il tormento
durante il periodo di esitazioni e d’incertezze prima di decidere
finalmente cosa fare della sua vita; poi, il doloroso distacco dalla
famiglia e dalla vita spensierata e dolce che aveva fino ad allora
condotto per raggiungere quella nuova famiglia composta di poveri, di
lebbrosi, di reietti; tutto ciò richiese un lungo travaglio interiore.
Si liberò dunque dei beni terreni (1206) per poter
avvicinare una povertà concreta, quella dei più poveri tra i poveri, e per
ribadire che la ricchezza è intrinsecamente un non-valore. Per questo
stesso motivo gettò la grossa somma di denaro ricavata dalla vendita delle
stoffe preziose sulla finestrella in S. Damiano: “velut arenam reputans”
(“stimandola come sabbia”).
Anche per Chiara – che condivise in tutto, e per
sempre, la riscoperta creativa del Vangelo fatto regola da parte di
Francesco – questi luoghi furono lo scenario degli avvenimenti più
importanti della sua vita di umile “pianticella di Francesco”, come amava
definirsi.
A San
Damiano, soprattutto, dove avviò il suo itinerario religioso e trascorse
tutta la sua esistenza insieme alle sue compagne, le Povere Dame.
Chiara – nata ad Assisi nel 1193 o 1194 da una
famiglia di nobili inurbati molto facoltosi – fu seguita dalle sue due
sorelle: Agnese, che fu con lei quasi subito nel 1212, e Beatrice, che la
raggiunse insieme alla loro madre, Ortolana, quattro anni dopo. Le prime
compagne di Chiara furono Filippa di Leonardo di Gislerio, Cecilia di
Gualtieri Cacciaguerra, Balvina e Amata di Martino di Corano.
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