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Riceviamo da un lettore, in data 30.4.07, le seguenti segnalazioni a correzione
di alcuni errori:
1-In primo luogo si confonde il tabernacolo col ciborio: il
ciborio è un tempietto di solito posto sopra l'altare (es. quello di S. Ambrogio
a Milano -il tabernacolo del duomo nella foto fu donato dal papa pio IV- o il
grande ciborio a colonne tortili in bronzo di S Pietro a Roma). Quello di cui si
parla nel sito è il "tabernacolo", coperto o meno dal conopeo.
2-In secondo luogo dalmatica o tunicella non sono
propriamente assimilabili alla casula o pianeta ma vesti a sé (sono uguali tra
loro ma una destinata al diacono e l'altra al suddiacono, e prendono il diverso
nome a seconda di CHI le indossa) , legate con nastri sui fianchi e
all'estremità inferiore.
3-Il piviale deriva dal latino, è la modernizzazione di
"pluviale" (=abito per la pluvia, ovvero la pioggia) e viene usato per ciò che
non è la messa o le funzioni stabilite, lo è per lo più nelle processioni,
caso in cui ci si riparava dalla pioggia, ad uso dei pivialisti (non sacerdoti)
che intonano i salmi nei vespri e paramento tipico dell'"arcidiacono" durante i
pontificali. Il piviale NON E' UN ABITO SACERDOTALE in senso proprio (può essere
usato da chierici o laici, come del resto la "cotta").
4-Il colore nero non è propriamente usato per ricordare la
passione (come scritto nel sito) perché la liturgia del venerdì santo prevede il
viola.
5-Occorrerebbe anche aggiungere che il nero (era usato per
il lutto dei fedeli, per i vescovi si usava e si usa il viola e per il papa il
colore a lutto era ed è il rosso) il nero dunque è stato abolito, come è stato
abolito il manipolo.
6-Se invece li si cita lo stesso perché si vuole ricordare
i colori "storici" in uso fino a qualche decennio fa allora bisognerebbe
ricordare anche il rosa, che faceva parte del set di paramenti, da usare durante
una domenica in quaresima e una in avvento, (la domenica "laetare") più altri
usi speciali.

L’amitto.
Deriverebbe da una parola latina che indica genericamente
una sopravveste. Nel medioevo era un panno di stoffa preziosa legata
attorno al collo, e sembrava un colletto alto. Oggi è un panno di tela
bianca, quadrato o leggermente rettangolare, con due lunghi nastri (una
volta appoggiato sul collo e sulle spalle) per legarlo attorno alla vita.
Porta al centro una piccola croce ricamata dove veniva baciato prima di
essere indossato. L’uso ambrosiano (*) di porlo sopra il camice è quello
più antico, ma ora (anche nel rito ambrosiano) si tende a metterlo prima
del camice. L preghiera usata quando si indossava l’amitto faceva
riferimento ad un elmo. Alcuni ordini regolari lo mettono in effetti sulla
testa, entrano sul presbiterio con l’amitto in questo modo, e lo fanno
cadere sul collo solo all’inizio della celebrazione.
Colori: oggi non segue i colori liturgici, è sempre bianco.
Il camice.
Lunga veste bianca che ricade fino ai piedi, dotata di
maniche lunghe e di un’apertura per la testa quasi sempre squadrata. Le
maniche e la parte inferiore sono spesso ornati da ricami o da pizzi che
in alcuni casi comprendono gran parte dell’indumento.
Colori: non segue i colori liturgici, è sempre bianco.
Il cingolo.
E’ una corda terminante in due nappe alle due estremità. Si
usa sempre doppia e quindi le nappe sono sempre vicine. Si usa per legare
il camice e la stola ai fianchi.
Colori: non segue i colori liturgici.
La cotta
Veste analoga al camice ma più corta, che arriva più o meno
alle ginocchia, da indossare sempre e solo sopra l’abito talare. Anche le
maniche sono più corte. Viene usata per cerimonie minori (es. cotta e
stola per benedizione delle case, ecc.) da chierici generici o anche laici
che servono la messa.
Colori: non segue i colori liturgici, è sempre bianca.
La stola.
Una striscia di stoffa lunga e relativamente stretta, che
equivale ad una fascia di stoffa larga alcuni centimetri (da pochi
centimetri in certe stole moderne ai 10-20 cm di quelle tradizionali) e
lunga oltre un paio di metri, che viene portata in vari modi a seconda del
grado. 1-Il diacono la porta sulla spalla sinistra e con le due estremità
legate sul fianco destro (a tracolla). Il vescovo e il prete la portano
con le due bande che ricadono davanti. Può essere portata sia sopra la
cotta che il camice. 2-Nel primo caso viene lasciata libera (a volte essa
dispone di una cordicella o di un nastro propri), nel secondo caso
(camice) viene legata con il cingolo. Fino a poco tempo fa il prete
(presbitero) 3-la doveva legare incrociandola sul petto, 4-legarla diritta
era privilegio del vescovo.
Questa differenza tra dritta e incrociata oggi non è più seguita.
La stola può essere semplice, quasi sempre però ha almeno
il ricamo di tre croci (due a ciascuna estremità e una a metà, vicino al
collo) oppure impreziosita con ricami, gemme, immagini di santi o
addirittura scene bibliche.
La stola è sempre portata sotto la casula, la pianeta, la dalmatica, il
piviale (se chi la porta è almeno presbitero).
La stola richiederebbe sempre l’uso del camice (con altri
paramenti) o l’uso della cotta (se portata come unico paramento
sacerdotale), ma molti sacerdoti usano la stola direttamente sull’abito
talare (es. per le confessioni).
Colori: segue parzialmente i colori liturgici, nel senso
che in alcuni casi ha un colore non attinente alle funzioni previste.
Il manipolo.
Simile alla stola ma più corto, veniva portato legato al
braccio sinistro. Anche qui quasi sempre con le tre croci. Deriva dal
fazzoletto legato al braccio sinistro usato dagli antichi romani. Con la
riforma del Concilio Ecumenico Vaticano II non è più citato, e quindi
anche se non abolito non viene usato.
Il vescovo al’ingresso in chiesa non lo portava, veniva
portato dal cerimoniere, e lo indossava solo dopo le prime preghiere ai
piedi dell’altare. Secondo alcuni storici ciò era dovuto al fatto che il
fazzoletto era una specie di segno di autorità/riconoscimento dato al
cerimoniere che organizzava la complessa formazione della processione, o
addirittura usato come starter.
Colori: segue i colori liturgici.
Il piviale.
Descrizione.
Lo si fa derivare idealmente da “pluviale” (abito da
pioggia) anche se in realtà dovrebbe derivare dalla cappa degli abati e
monaci usata nel coro e nelle processioni. Lo si usa soprattutto durante
le processioni (e da qui è giustificata l’etimologia). E’ costituito da un
semicerchio, con un raggio simile all’altezza della persona che lo deve
indossare. Ponendolo sul collo al centro del semicerchio esso ricade
attorno al corpo. Viene fermato sul davanti da una spilla, da un fermaglio
a rettangolo, a volte prezioso. Fin da quando sono raffigurati i piviali
questi fermaglio è ricco di decorazioni, immagini, oro e gemme. Sul retro
(abbottonato vicino al bordo retto, corrispondente al diametro del
semicerchio) vi è un altro pezzo di stoffa semicircolare, che è chiamata
“scudo”, ed è il resto dell’antico cappuccio. Anch’esso porta spesso
ricami preziosi.
Uso.
Il piviale viene usato nella generalità delle celebrazioni
liturgiche al di fuori della messa, per la quale si usa invece la pianeta
o la casula. Viene usato ad esempio per le processioni, per i Vespri, per
le benedizioni col SS. Sacramento, ecc.
Viene portato sopra amitto e camice e (quando è concessa)
la stola.
Non è propriamente un abito sacerdotale, perché viene usato
anche dai chierici minori, o dai cantori (salmisti) che intonano il primo
versetto dei salmi durante la celebrazione dei vespri.
Molti piviali portano galloni, decorazioni, e/o ricami e
gemme, e sono dei veri capolavori molto preziosi.
I piviali sono una veste piuttosto comune, perché prodotti
in un numero notevole: in certe funzioni ne servivano almeno cinque dello
stesso colore: per il celebrante, per i salmisti….
Colori
Segue i colori liturgici (vedi)
I guanti
Per la liturgia solenne si usano i guanti. I guanti sono
riservati al papa e ai vescovi, non all’altro clero (anche se ha diritto
es. alla mitria) salvo ovviamente un privilegio pontificio. Di norma sono
ricamati e portano delle croci in corrispondenza del dorso della mano. Gli
anelli ecclesiastici vanno portati sopra i guanti.
Colori
Seguono i colori liturgici ma con una particolarità: non
si usa mai il nero.
La pianeta e la casula.
Descrizione.
Deriva da una veste romana, è divenuta nei secoli un
rettangolo di stoffa con gli angoli arrotondati larga circa come le
spalle, e che ricade davanti e dietro il sacerdote, grazie a un’apertura
al centro che permette di infilare la testa. E’ il simbolo del sacerdozio,
viene portata da sacerdoti di ogni ordine e grado (da presbitero in su) e
quasi esclusivamente durante la messa. La casula è una variante, più
ampia, di foggia più antica, in modo da coprire anche le spalle e le
braccia, la cui reintroduzione è stata cauta negli ultimi tempi fino ad
essere legittimata dalla riforma liturgica legata al Concilio Ecumenico
Vaticano II e ora ampiamente usata al posto della pianeta, che del resto
costituisce una veste del tutto equivalente dal punto di vista liturgico.
Anche le pianete sono state ricamate e impreziosite, sia con galloni e
decorazioni, sia con ricami, gemme, oro e figure di uva e pampini
(allusione al vino dell’eucarestìa) animali (l’agnello simbolo di Cristo
che si immola per gli uomini) personaggi o scene bibliche.
Si usa sopra il camice, l’amitto il cingolo e la stola.
Colori
Segue i colori liturgici (vedi)
Dalmatica e tunicella.
La dalmatica deriva da un abito antico, molto solenne, che
dal IV secolo era usato dagli imperatori e poi dai più alti dignitari.
Passò anche ai più alti prelati. E’ divenuta infine l’abito liturgico dei
diaconi. La sua foggia è quella di un rettangolo di stoffa con al centro
un foro tondo per la testa. I due lati della stoffa (ad angoli squadrati)
ricadono avanti e indietro e sono legati tra di loro da dei nastri, che ne
chiudono i lati. E’ dotata di maniche ampie che non arrivano fino ai
polsi. La tunicella (letteralmente piccola tonaca) oggi è identica alla
dalmatica, anche se deriva da un indumento diverso e più modesto. Lo
stesso paramento viene dunque chiamato dalmatica quando è indossato dal
diacono e tunicella quando è indossato dal suddiacono. La figura del
suddiacono è stata abolita, e a volte la tunicella viene usata da chi ne
ha preso le veci. Il vescovo che celebra un pontificale sotto la casula o
pianeta (e sopra la stola) porta anche la dalmatica. Dalmatica e tunicella
sono ornate in modo analogo a piviali e pianete, e non di rado
costituiscono dei set coordinati. Per tradizione portano due strisce o
galloni verticali, una a destra e l’altra a sinistra, forse in ricordo del
“clavio” che indicava la natura regale della veste (il “clavio” era la
striscia di porpora riservata all’Imperatore, ai senatori e altri
dignitari ben definiti).
Colori
Segue i colori liturgici (vedi)
La mitria.
Di derivazione incerta: forse un copricapo simile a un
turbante, forse un’infula da mettere sulla fronte, forse il copricapo dei
sacerdoti del culto di Mitra, che ha molte analogie col cristianesimo.
Compare nel secolo X, a forma circa conica. Acquista poi una depressione
al centro, e infine diviene circa come oggi, due secoli dopo, quando si
era ormai diffusa presso un po’ tutti i vescovi. Oggi è formata da due
fogli di stoffa rinforzata, circa pentagonali e cuciti ai lati, in modo
che discostandoli si faccia posto per la testa, e le punte restino
divaricate. Dietro la mitria vi sono due strisce di stoffa (chiamate
infule o vitte) che una volta venivano fatte passare davanti e ricadere
sul petto, ora vengono lasciate cadere sulle spalle e la schiena.
Tipi.
Oggi le mitrie sono di tre tipi:
1- bianca: viene usata in segno di lutto (es. per i
funerali) e quando vi è un altro celebrante, il quale solo può portare le
altre. Ad esempio, un vescovo che assiste ad una messa celebrata da altri
porta la mitria bianca. Bianche erano le mitrie delle migliaia di vescovi
dell’ultimo concilio, d’altro tipo era solo quella del papa o del
celebrante.
2-ornata: E’ arricchita di disegni e ornamenti (damaschi) e
viene usata durante le processioni, l’ingresso o l’uscita del vescovo,
ecc.
3-preziosa: E’ tipicamente intessuta di fili d’oro o
comunque impreziosita da elementi decorativi di pregio. Viene usata
durante l’esercizio sacerdotale (es. quando un vescovo ordina un prete o
un altro vescovo).
Uso
La mitria è usata dal papa, dai cardinali, dai vescovi,
dagli abati e dai monsignori (“mitrati”) che la portano per un qualche
diritto o concessione pontificia. In passato veniva usata anche da persone
di sesso femminile (le badesse) ed è stata concessa anche a certi laici.
Essendo caduta in disuso la tiara (o triregno) a cui ha rinunciato Paolo
VI durante il suo pontificato, essa è oggi il copricapo più solenne anche
del papa.
Colori: come detto sopra è bianca o dorata, di norma non
segue i colori liturgici, anche se il alcuni casi sono state confezionate
mitrie colorate (es. rossa per la composizione sul catafalco delle spoglie
pontificie).
Curiosità. Vi sono mitrie stracariche di gioielli preziosi,
al punto che alcune sono molto pesanti. Ve n’è una conservata nel duomo di
Salisburgo che pesa attorno ai 2.5Kg. E vi sono mitrie fatte con materiali
curiosi, ad esempio quella conservata nel tesoro del Duomo di Milano,
fatta con penne di colibrì.
Le scarpe.
Durante i pontificali vescovi e papi portavano le scarpe
(generalmente di raso) del colore liturgico, con una croce ricamata. Se
nell’ambito della cerimonia occorreva cambiare colore liturgico (es. nella
liturgia del giovedì santo) il vescovo sedeva sulla cattedra e cambiava i
paramenti, inclusi anche guanti e scarpe. (tipicamente il pontificale non
si accedeva in chiesa con i paramenti ma con la cappa magna (dotata di una
lunga coda retta dal caudatario) con cotta e mozzetta. La vestizione
avveniva nella cattedrale.
Colori: seguono i colori liturgici come i guanti.
Il pallio.
Striscia di lana bianca, di dimensioni analoghe alla stola,
ma sempre bianca con disegnate o cucite delle croci nere. Vien portata in
modo da circondare le spalle (avanti e indietro) e in modo che il lembo
anteriore cada davanti e quello posteriore dietro. Alcuni palli venivano
cuciti in modo da essere fissi: un anello dove infilare la testa e una
striscia anteriore e una posteriore cucite a questo anello. In
corrispondenza delle croci vi è un’asola per potervi infilare (volendo)
delle spille preziose.
Il pallio viene da un convento particolare a Roma sono
benedetti in giorno di S. Agnese e conservati sotto l’altare della
Confessione in S. Pietro. vengono consegnati su richiesta a metropoliti e
particolari vescovi che ne hanno avuto la concessione. Chi ne ha diritto
lo può portare solo nella sua area pastorale (es. un vescovo lo può
indossare solo dentro la propria diocesi).
Colori: sempre e solo bianco con croci nere, anche se
anticamente queste erano di altro colore (es. rosse).
Il pastorale.
Asta metallica ricurva in alto ispirata al bastone dei
pastori, che però oggi termina per lo più in un ricciolo con vari
ornamenti, spesso il ricciolo include una croce. Il pastorale del papa è
diverso e termina in forma di croce al posto del ricciolo. Il pastorale
dei vescovi è usato solo nella propria area di pertinenza. (es. un vescovo
lo può impugnare solo dentro la propria diocesi). Quando non è impugnato
dal vescovo viene tenuto da un chierico che lo regge non toccandolo con le
mani ma attraverso uno speciale paramento che porta sulle spalle e ricade
davanti, simile al velo omerale o continenza.
Uso
Viene usato dai vescovi, abati e da chi ne ha avuto
concessione pontificia.
Il fanone
Mantellina pontificia dalla forma complessa che all’inizio
era formata da denti di balena disposti a file circa orizzontali (da cui
il nome) di diverso colore (rosse e bianche). Si porta sopra la pianeta,
sotto il pallio. A volte viene usata ancora.
Colori: non segue i colori liturgici.
Cappa magna.
In uso da parte dei prelati per certe occasioni solenni. Si
porta sopra la cotta (e quindi l’abito talare) ed è formata da una
mozzetta (dello stesso colore della veste talare o di ermellino) con
dietro uno strascico del colore della talare. Il card. Montini (futuro
papa Paolo VI) quand’era cardinale di Milano ne portava una con una coda
di 12 metri.
Quando si è in presenza di un superiore (es. i cardinali
davanti al papa) in segno di rispetto lo strascico viene portato piegato e
non sciolto a terra.
Galero
Forse deriva da un elmo di cuoio d’epoca romana. Cappello
tondo a tesa larga, con un cordone che scende ai lati formando varie
nappe. Dopo vari cambiamenti e licenze la combinazione del colore e il
numero di queste nappe rappresentano con una certa precisione il grado e
la mansione più o meno provvisoria (abate, vescovo, arcivescovo,
camerlengo…) dell’ecclesiastico che le porta.. E’ molto usato nella
“timbratura” degli stemmi.
Colori
Il galero può essere di tre colori: rosso, verde e nero.
Non segue né i colori liturgici né il tipo di cerimonia ma dipende dal
grado dell’ecclesiastico che lo indossa.
Camauro
Berretto di raso cremisi usato dal papa ed altri prelati.
La versione invernale è foderata di ermellino. Il suo uso sembrava
destinato a scomparire perché non usato dagli ultimi tre papi (in pratica,
dopo Giovanni XXIII) ma è stato ripristinato da Benedetto XVI. Molti papi
rinascimentali sono ritratti con il camauro.
Velo omerale o continenza.
Rettangolo di stoffa (spesso preziosa) che viene posto
sulle spalle dell’officiante. Il rettangolo è abbastanza largo da
permettere di coprire le braccia e le mani. Serve per le benedizioni e il
trasporto del SS. Sacramento nelle processioni, serviva per la
conservazione della patena da parte del diacono durante le messe solenni,
ecc.
Va portato sopra ogni altra veste.
Una variante del velo omerale è una stoffa di dimensioni
analoghe, ma di impiego più modesto: serve ai chierici che devono portare
le mitrie, il pastorale o altri accessori in modo da non toccarli con le
mani, cosa che sarebbe sembrata poco cortese. Ricordiamo che i guanti
liturgici sono un privilegio molto esclusivo riservato ai soli vescovi (e
ovviamente il papa).
Ferraiolo
Cappello romano (saturno)
Berretta o tricorno
COLORI LITURGICI
Bianco. E’ il simbolo di purezza o di festa. Viene usato il
giorno di Natale, Pasqua, per la celebrazione eucaristica (es. Corpus
Domini) e molte altre feste che indicano gioia. A volte i paramenti
bianchi sono divenuti così ricchi da trasformarsi in color oro, a cui
equivale. Nel rito ambrosiano(*) il colore eucaristico è invece il
rosso.
Nero, era il colore del lutto
relativo ai sacerdoti e fedeli laici, usato per molti (ma non per tutti) i
paramenti. Non veniva usato ad esempio per i conopei e per i guanti. Oggi
è in disuso e al suo posto si usa il colore violetto. E’ stato associato
all’argento (nero e argento) al contrario del bianco associato all’oro.
Verde. Simbolo di speranza, viene usato per il tempo “ordinario”
(es. le domeniche dopo la Pentecoste, ecc.)
Viola o violetto.
Simbolo di penitenza. Oggi viene usato anche per le esequie, gli uffici o
le messe in commemorazione dei defunti, ecc. Era il colore del lutto
vescovile, ora anche quello dei sacerdoti e fedeli.
E’ anche il colore della penitenza, e come tale viene usato
in quaresima e avvento. E come tale anche per la stola che viene usata per
il sacramento della penitenza (la confessione).
Rosso. E’ il colore 1-dello Spirito Santo e 2-del martirio. Come
tale viene usato per la Pentecoste, e per le feste dei martiri. Nel rito
ambrosiano è anche 3-il colore eucaristico (es. per le benedizioni col SS
Sacramento, per il Corpus Domini ecc.) Infine, 4-è il colore del lutto
pontificio. Quindi viene usato per i funerali del papa, per gli uffici e
le messe in suffragio del papa, associato per chi ne ha il privilegio con
la sola mitria bianca..
Rosa. E’ derivato dal violetto
ma “attenuato”, in uso in due domeniche rispettivamente a metà quaresima e
metà avvento, che interrompono il digiuno e la penitenza. Le domeniche si
chiamano “Laetare” quella durante la quaresima e “Gaudete” quella durante
l’avvento.
Azzurro. Era un colore riservato in modo speciale al bambino Gesù
e alla Madonna, ora in disuso o riservato a guarnizioni, galloni e ricami.
(*) = Rito della diocesi di Milano, esteso anche ad altre
provincie italiane (Como) e alcune aree della Svizzera.
Testo: Copyright di Serenoeditore
www.serenoeditore.com |